Ero per strada, tramontava il sole e dalla macchina davanti a me due bambine continuavano a salutarmi.
Perché? Per quale motivo ci mettiamo (lo facevo sempre da piccola) a guardare i guidatori dietro di noi e a salutarli con insistenza?
Io poi, con le mie cugine, mi imbarazzavo e quando qualcuno contraccambiava il nostro saluto e mi nascondevo dietro il sedile.
La cosa peggiore è sempre stata la nausea: da sempre soffro la macchina, ma nonostante tutto riuscivo a passare ore viaggiando al contrario. Poi finiva sempre che mi veniva voglia di vomitare quando arrivavo a destinazione.
Oggi quelle bambine mi salutavano, una aveva perso un incisivo e mi salutava con sorridendo come se non si fosse accorta di avere una finestrella nera tra un dente e l’altro. Io non ho ricambiato il saluto: mi godevo il sole, mi godevo la guida, guardavo dritta davanti a me senza avere la nausea e arrivata a destinazione stavo benissimo.
Poi ho salutato con insistenza il mio uomo e non mi sono nascosta quando ha ricambiato.
Oggi mi sono accorta di non essere una bambina. Domani mi compro il Crystal Ball.
The Champiooooons!
- La guardi stasera?
- Beh, direi di sì.
- Deve’essere uno spettacolo.
- Già.
- Per chi tifi?
- …
- Allora?
- Barcellona tutta la vita.
- Perché?
- Non tiferò mai una squadra inglese. In finale di Coppa dei Campioni. A Roma!
SabatoNotte tanto tempo fa
Ho ritrovato questo post e mi ha fatto un po’ tenerezza. Era il 3 giugno di due anni fa, sono passati davvero tanti mesi dal quel giorno e la mia vita è completamente cambiata, anche se alcuni punti fissi sono rimasti e ne sono davvero felice.
Scrivevo così:
“Sabato notte. Milano. Piove, piove tanto. Ricomincia, finalmente, Sabatonotte. Gianluca Neri e Simone Tolomelli chiacchierano in penombra accompagnati dal ticchettio della pioggia, catturata dal microfono sul terrazzo. Parole, letture, storie e buona musica. Io sono qui, come capita spesso. Una piacevole costante, ogni giorno più piacevole. Direi…
Ascolto.Scrivo. Bevo Coca Cola e fumo qualche sigaretta. E’ una serata di quelle che vorresti trascorrere proprio quando piove, a Milano. Ovunque. Sono le serate che a me piacciono, quando la compagnia è buona tutto passa più leggero. Come questa leggera pioggia di giugno che porta via il caldo dei giorni passati e racconta, tra le gocce, l’arrivo dell’estate.
Domani si parte per Roma. Un paio di giorni. Buonanotte. Buon Sabatonotte.”
Questa notte è ancora Sabatonotte, in una stanza a pochi metri da me ci sono i miei amici Matteo Bordone e Simone Tolomelli e il mio uomo Gianluca Neri. Il divano su cui sono seduta ora, distrutta dal Fish&Chips e dalla pastiera napoletana che ho preparato per una cena tra amici, è lo stesso di due anni fa solo che ora è il mio divano, quello dove mi addormento la domenica tra le braccia dell’uomo sopracitato.
Ho il computer che trasmette Radionation, con un po’ di ritardo arrivano le voci dei ragazzi: questo Sabatonotte è dedicato a loro, o meglio è tutto loro. E così mi ritrovo qui da sola, per non disturbare il testosterone che vaga nello studio, a pensare al bene che voglio a quelle voci che escono dal mio computer. A distanza di due anni sono ancora qui, “abbottata” di felicità.
Nei prossimi giorni la Signorina Fiamma, il mio alter ego culinario, racconterà di quello che ha cucinato questa sera, con tanto di foto. Se siete curiosi andate qui.
Buonanotte. Buon Sabatonotte.
E’ bello quando la primavera arriva a Condor!
Non sono impazzita: volevo solo precisare che mi diverto proprio con Bordone & Sofri!

Poi prima o poi tornerò a postare anche qui, per ora mi trovate qui nei panni della Signorina Fiamma.
Mi hanno fatto scoprire questa cosa, pure essendo romana non l’avevo mai sentita…
Remo Remotti
“A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini…
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano…
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del “core de Roma”…
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei “che c’hai una sigaretta?”, “imprestami cento lire”, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!”
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