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Il cavoletto di bruxelles
Ricette cinematografiche
L’altro giorno ho costretto il mio uomo a cambiare per l’ennesima volta la grafica di questo blog. Un blog sul quale peraltro non scrivo molto spesso, come mi rimproverano in molti (oggi anche pubblicamente, che figuraccia).
Ora la grafica mi piace molto: è rossa come me, c’è il mio Ugo bello piazzato sul divano e poi ci sono io, tanto ormai lo sanno tutti che faccia ho (con tutti, ovviamente, intendo chi mi conosce e i pochi che passano su questo blog). Chi, poi, non lo sapesse almeno si toglie la curiosità . A volte, anzi la maggior parte del tempo, sul mio volto è stampato un bel sorriso, ma la foto l’ha scelta sempre l’uomo di cui sopra e dice che graficamente rende di più. Forse ha ragione.
Nel mettere in ordine la colonna di destra ho chiesto (sempre a lui) di inserire come widget la Tag Cloud (ho detto già troppe parole da uomo/nerd e me ne vergogno quasi). Io le tag ho cominciato ad inserirle da pochissimo, anche perché non ne comprendevo (comprendo) l’utilità .
Lui: «Fatto! La TagCloud è inserita, ora aggiorniamo la pagina così la vedi»
Mela R (questo non è un temine da uomo/nerd, ma da “MACchista” che ha imparato alcuni comandi per usare velocemente la tastiera).
Io: «Aaah! Ma sono così romanocentrica?»
La mia tagcloud è pazzesca: aborto, amicizia, automobili, bambini, calcio, cartoons, condor, lazio, libri, ROMA, treno, tv, viaggi.
Semplicemente orrenda. Ho deciso così di rimediare a tutto in un colpo solo: aggiungo un po’ di tag a casaccio in questo post, ne raddoppio qualcuna e “taaac” finalmente la nuvoletta assume una forma quantomeno decente.
Tra pochi secondi avrò una bellissima tag cloud (e nessuno potrà più rendersi conto di come era fino a poco fa) e un post in più.
Sono a casa. Cioè la mia vera casa. Sono a Roma e Roma è bella.
Ho visto la vittoria di Nadal e la sconfitta della Roma.
Ho mangiato fritti su fritti.
Ho passato due ore, giuro, a cercare un parcheggio a Trastevere.
Ho fatto una rimpatriata con le mie amiche e ho mal di testa.
I giorni passano troppo velocemente e domani è già lunedì.
Martedì torno a casa. Cioè la mia nuova casa. Torno a Milano e Milano non è male.
Vedrò l’uomo che amo, cenerò con le mie coinquiline.
Mangerò sushi, forse.
Andò in bicicletta.
Avrò mal di testa?
I giorni passano velocemente e tra poco sarà di nuovo estate.
Il lago, le vacanze, un po’ di tempo da passare con i miei e qualche treno Roma-Milano-Roma.
Questo può sembrare un post malinconico.
Non è così, ma a volte troppi fiori di zucca fritti possono dare strani effetti.
Alle feste, se il menù è di mio gradimento, finisco sempre a parlare di cucina e mi ritrovo a scambiare ricette golose.
Il mio amore per la cucina non nasce dietro al tavolo, ma davanti ai fornelli. Cucinare è una delle cose che preferisco fare, soprattutto quando sono un po’ nervosa.
Così, invece di buttarmi da qualche psichiatra, io cucino.
Più la torta è complicata, più rifletto e mi rilasso.
Come quando preparo la Cheese Cake…pensando.
Ingredienti (per 8 persone):
PER LA BASE: 250 gr biscotti “Digestive”, 120 gr burro, 1 cucchiaino di cannella in polvere.
LA CREMA: 500 gr ricotta, 250 gr di formaggio morbido (Fiorello o Philadelphia fate voi), 3 dl panna montata, 1 limone, 3 uova, 2 dl latte, 200 gr zucchero, 1 cucchiaio di farina,1 cucchiaino di estratto di vaniglia, 20 gr gelatina in fogli.
GUARNIZIONE: frutti di bosco misti e cannella.
Preparazione, pensata:
Prima di tutto metto la gelatina in ammollo in acqua fredda.
La gelatina si trasformerà in una pappetta schifosa e viscida, divertente da toccare e utile nel caso in cui voleste tirarla addosso a qualcuno. Consiglio di tenerne una vaschetta sempre pronta per questo secondo fine in frigorifero!
Sbriciolo i biscotti e li mescolo con la cannella e il burro fuso.
Il tutto sprigiona un odore che mi riporta sempre con la mente alle sere fredde d’inverno, quando mia madre preparava il the caldo alla cannella e con le mie amiche ci mangiavamo tanti biscotti inglesi, quelli pieni di burro. A quei tempi le calorie ancora non si adagiavano sui fianchi, mentre adesso la sola vista di quei biscotti provoca in qualsiasi donna lo stesso stato di ansia generato da una prova bikini a gennaio.
Rivesto con la pellicola trasparente (esatto, la stessa pellicola che usate per gli impacchi anticellulite) uno stampo da torta a cerniera e con il mix di biscotti ricopro la base e le pareti, premendo bene con il dorso di un cucchiaio.
Lascio riposare la tortiera in frigo per fare indurire la base e penso: perchè, diamine, non mi ha ancora chiamato? Io sono qui che preparo leccornie e lui chissà dove sta. Che ci vuole a fare una telefonata?
Arriva il momento migliore: sbatto i tuorli con lo zucchero e poi ci aggiungo il latte a filo, la farina e la vaniglia. Cuocio il tutto a fuoco basso fino a che la crema non si addensa per bene.
Una telefonata, non chiedo tanto. Ma come fanno gli uomini a sapere sempre cosa serve per farci rimanere attaccate? Che poi, sono sicura, non lo fanno neanche di proposito. Sono solo bravi in questo, c’è da riconoscerlo. Mi ritrovo a pensare e cucinare, mentre lui neanche si pone il problema di avvisare se tornerò per cena.
La crema è densa, morbida, vellutata.
Cavolo, è che come la sua pelle. Calda, deliziosa. E le sue mani…
Oddio, devo scolare la gelatina e aggiungerla alla crema, che poi lascerò da parte a raffreddare, come i miei bollenti spiriti!
Passiamo ai formaggi. Setaccio la ricotta e la mischio delicatamente con il formaggio morbido. Unisco il succo e la buccia del limone.
Acido. Poi dicono che siamo noi quelle acide. Beh, invece loro?
Sempre pronti a criticare i nostri isterismi, come se loro fossero esseri perfetti. Ma non è così. Perfetta è la panna che sto montando. Perfetti questi albumi trasformati in una neve ben ferma.
Miscelo tutto, facendo attenzione a non smontare nulla.
Né gli albumi, né la panna montata.
Dovessero impazzire sarebbe un dramma. Basto io in questa cucina con i nervi a fior di pelle.
Mischio tutto: crema, formaggi, panna e albumi e poi li verso nella tortiera estratta dal frigo.
Livello la superficie e ricopro con pellicola.
Metto la torta in frigo dove riposerà per 4/6 ore.
Ora ho tutto questo tempo e lui che non mi chiama.
Driiin! Driiiiin!
Eccolo, finalmente.
«Ciao, scusa ho una riunione. Non so a che ora arrivo. Magari mangio qualcosa in ufficio. Ti adoro.»
Non faccio neanche in tempo a dire: “Ho preparato una cheese cake†che lui già ha attaccato.
Mi resta solo che affogarmi nella salsa di frutti di bosco calda che rovescerò sulla mia torta perfetta, per una serata perfetta da condividere con il MIO uomo…non perfetto.
(anche su Grazia)
