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OzioAffaccendato

“Lo scrivere è un ozio affaccendato” Goethe

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mag-27-2009

The Champiooooons!

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà, Faccende sportive

- La guardi stasera?
- Beh, direi di sì.
- Deve’essere uno spettacolo.
- Già.
- Per chi tifi?
- …
- Allora?
- Barcellona tutta la vita.
- Perché?
- Non tiferò mai una squadra inglese. In finale di Coppa dei Campioni. A Roma!

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Ieri sera Francesco Totti ha partecipato a una puntata del Grande Fratello. Era lì per fare una sorpresa a un altro Francesco, romano e romanista come lui, che da più di 50 giorni si trova dentro la Casa. Non sto qui a raccontare cosa ha fatto e come è stato il capitano romanista. Io mi sono divertita parecchio, anche se ho passato il tempo a ripetere quello che dicevano i due “Francesco” al mio uomo milanese che sembrava non comprendere il veloce scambio di battute alla romana. Il giovane Francesco Botta, nonostante l’imbarazzo, si è comportato con naturalezza, come se vedesse Totti tutti i giorni, e pur chiedendogli insistentemente come fosse andata la Roma in Champions non ha mostrato grande entusiasmo quando gli hanno fatto vedere i gol al Bernabeu, che hanno permesso alla Roma il passaggio del turno (stasera tocca all’Inter, io non dico nulla!).

Mi è giunta voce che a Roma c’è chi grida a gran voce: “eliminate Francesco Botta dal GF”. Sembra che, secondo l’opinione popolare romanista, il Botta si sia dimostrato troppo freddo con il Capitano e che non abbia esultato a dovere alla vista dei gol.

Ora, a me di difendere uno che sta al GF non importa molto, solo che Francesco mi sta simpatico e credo sia stato educato e pacato e che anzi, per fortuna, non abbia esagerato con la romanità facendo sceneggiate strappacuore in presenza di Totti. E poi, se devo dirla tutta, solo un vero romanista avrebbe avuto il coraggio di dire: “Ahò, finarmente gliel’ha fatta a segnà Vucinic!”

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Premessa: i miei amici, soprattutto quelli milanesi e poco sportivi (tra i quali includerei il mio uomo), mi daranno della pazza, ma oggi guardando la tv ho capito come potrò gestire serenamente il rapporto tra un mio futuro figlio e il calcio. Farò come Claudio Amendola, romanista d.o.c.

Oggi ha raccontato, come aveva già fatto in passato, di come è riuscito a far diventare romanista suo figlio Rocco, avuto da Francesca Neri, la bella attrice, purtroppo laziale. Quando il piccolo aveva solo due anni, Amendola gli fece sparire tutti, ma proprio tutti i suoi giocattoli. Rocco, disperato, andò dal padre in lacrime a chiedere dove fossero finiti. “Amore mio, è successa una cosa tremenda: sono entrati in casa dei laziali e te li hanno fregati tutti”.
Il povero Rocco rimase sconvolto per qualche ora, ma dopo un po’ come tutti i bambini di quell’età si mise a fare altre cose, e distraendosi non pensò più a quell’orrendo furto. Il giorno dopo Claudio Amendola riportò tutti i giochi al loro posto e appena Rocco se ne accorse gli raccontò che dei romanisti avevano ritrovato i suoi giocattoli e glieli avevano riportati.

Rocco ora è romanista.

Lo so che è una cosa assurda, ma quando si vive fuori Roma, circondati da milanisti, interisti e, soprattutto, juventini, tocca organizzarsi.

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nov-14-2007

Commento di getto

Posted by Ilaria Mazzarotta under Ozio personale

Volevo rispondere con un semplice commento ad un amico. Poi è finita che ho scritto tutto questo, con molta impulsività.

Né dominatori, né alieni.
Non mi piace la mania di generalizzare tutto, proprio come hanno fatto le agenzie non appena è scoppiata la rissa all’autogrill.
Voglio dire che non si può fare di tutta l’erba un fascio e di tutti gli ultras dei fascisti.
Quindi, io le vedo quelle facce lì e vedo quella piazza che si trova esattamente a 500 metri da casa mia. Non un quartiere di sottoproletari, tutt’altro.
Un ragazzo che suonava al Piper, la discoteca storica di Roma, è morto. Gli ha sparato, per caso o no (questo è da vedere), un poliziotto ed è giusto ricordarlo e commemorarlo.
E’ discutibile, poi, il modo in cui alcuni lo fanno.
Come discutibilissimo è il fatto che, ormai, allo stadio e in curva, la maggioranza vorrebbe esibire fieramente croci celtiche e teste rasate, invece di cantare sfottò verso gli avversari.
La politica, se un braccio alzato si può ancora definire politica, è ovunque.
In questa foto di braccia alzate ce ne sono dodici. Troppe, è vero.
Ma non credo siano così tante da doverci dedicare un’intera gallery di Repubblica.
Non ha senso. Read the rest of this entry »

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feb-3-2007

Cieca violenza, in cieco Stato

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà

C’è chi prova cordoglio per la famiglia dell’ispettore Raciti, chi propone un minuto di silenzio, chi impone lo stop al campionato.
Il povero ispettore Raciti sarebbe secondo Napolitano, Capo dello Stato.«Vittima della cieca violenza scatenatasi nel campo sportivo in cui prestava servizio».
Si può davvero parlare di cieca violenza?
E’ una vergogna che ci sia gente che va allo stadio solo per sfogare le proprie pulsioni aggressive, ma è altrettanto vergognoso che uno stato democratico, “sviluppato” e “moderno” non riesca a far rispettare le sue leggi e che soprattutto non si decida a vararne di più serie e dure.
Non si può sempre aspettare che ci scappi il morto per fare dichiarazioni perentorie e decidere di fermare il gioco.
«Non si può morire per una partita…» ha detto Salvatore Renda, 24 anni, agente del reparto mobile della polizia rimasto ferito negli scontri al Massimino «Non si può morire per una partita perché un tifoso cerca di fare rivalere le proprie convinzioni sugli altri usando violenza».
E ha ragione.
Non si può morire per una partita, ma credo anche che non si possa pensare di cambiare la mentalità di un paese con lo “stop al campionato”.
Il calcio non riguarda tutti, ma fa parte di questo Paese, che vi piaccia o meno.
Il problema non è il calcio, ma la testa di chi lo segue e la mentalità di un Paese.
Un Paese, il nostro, che nell’istante in cui vinceva i mondiali scordava che il calcio stava mostrando, allo stesso tempo, la sua brutta faccia con il caso Calciopoli.
In Italia, allo stadio, prima si fa passare il tifoso attraverso i tornelli elettronici, con un biglietto nominale e poi nessuno fa rispettare i posti a sedere.
Un’Italia ha bisogno di schierare un esercito di poliziotti per una partita.
Un Paese che non riesce a trattenere in carcere chi si approfitta ogni domenica di una gara per scatenare la propria violenza insensata.

Sarei dovuta andare allo stadio, questa domenica, e lo schifo di Catania non mi ha fatto passare la voglia di vedere giocare la mia squadra del cuore, perché credo che i violenti non siano la maggioranza. Però ci sono e io, ogni volta che vado a vedere una partita avverto un senso di angoscia. Penso sempre che da un momento all’altro possa succedere qualcosa. E questo non solo in curva, anzi lì i celerini non ci vanno neanche e credo che i problemi “se li risolvano in famiglia”, tra ultras.
Non sto dalla parte dei poliziotti e non sto con gli Ultras.
Ho visto celerini caricare inutilmente e tifosi lanciare fumogeni, senza preoccuparsi di dove questi andassero poi a spegnersi.
Ho sentito parlare della morte di Paparelli, ho sentito cantare cori che speravano nel ripetersi di episodi simili.
Non ho fiducia in un cambiamento ma: ho visto in televisione partite di Champions League dove tifosi di squadre avversarie siedono tranquillamente gli uni accanto agli altri, dove ci sono persone pagate per vigilare sull’andamento dello uno spettacolo; ho visto sport violenti dove l’agonismo è una caratteristica positiva e il tifo non è una malattia.
Voglio andare allo stadio senza che ci sia bisogno di fare un minuto di silenzio.
Basta un morto per aprire gli occhi? Non credo.
Fermare tutto vorrebbe dire darla vinta a chi a quel gioco dice di crederci, ma poi non fa nulla per viverlo come tale.
Prodi afferma che: “Questa è l’ora della svolta, misure robuste e decisive”
No, presidente del Consiglio, è l’ora della pazzia.
E’ l’ora della morte di un ragazzo.
E’ l’ora in cui due bambini e una moglie rimangono da soli.
E’ l’ora in cui io non posso andare allo stadio per colpa di un gruppo di pazzi.
E’ ora che vi svegliate tutti.
Non possiamo imporre il calcio a nessuno, ma non possiamo neanche levarlo a chi ci crede e chi ama questo gioco perché lo vive come svago, passione e divertimento.

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