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	<title>OzioAffaccendato &#187; Milano-Roma-Milano</title>
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	<description>“Lo scrivere è un ozio affaccendato” Goethe</description>
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		<title>Mamma Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 15:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi hanno fatto scoprire questa cosa, pure essendo romana non l&#8217;avevo mai sentita&#8230; Remo Remotti &#8220;A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto? Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del &#8220;volemose bene e annamo avanti&#8221;, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mi hanno fatto scoprire questa cosa, pure essendo romana non l&#8217;avevo mai sentita&#8230;<br />
</strong><br />
Remo Remotti<br />
&#8220;<em>A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?<br />
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del &#8220;volemose bene e annamo avanti&#8221;, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei &#8220;Sali e Tabacchi&#8221;, degli &#8220;Erbaggi e Frutta&#8221;, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle&#8230;<br />
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione&#8230;<br />
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti&#8230;<br />
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini&#8230;<br />
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell&#8217;Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano&#8230;<br />
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del &#8220;core de Roma&#8221;&#8230;<br />
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei &#8220;che c’hai una sigaretta?&#8221;, &#8220;imprestami cento lire&#8221;, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!</em>&#8221;</p>
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		<title>Un weekend romano</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 14:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ozio personale]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Ugo tira, vuole vedere chi scenderà da quel treno. Lui lo sa perché si trova lì, sono anni ormai che ripete quel percorso: salire in macchina, scendere alla stazione, cercare il binario giusto e guardare il treno arrivare. Gli inservienti della stazione che gli urlano: “&#8217;A bello!” e lui che prosegue per la sua strada. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ugo tira, vuole vedere chi scenderà da quel treno. Lui lo sa perché si trova lì, sono anni ormai che ripete quel percorso: salire in macchina, scendere alla stazione, cercare il binario giusto e guardare il treno arrivare.<br />
Gli inservienti della stazione che gli  urlano: “&#8217;A bello!” e lui che prosegue per la sua strada.<br />
Io non so se realmente si renda conto del mio arrivo, ma è lì che mi aspetta. Come i miei, in un venerdì sera qualsiasi, alla Stazione Termini.<br />
Un weekend romano che da troppo tempo non mi prendevo, Roma è presente: anche lei mi aspetta per farmi sentire a casa, mai di passaggio.</p>
<p>I palazzi s’illuminano il sabato mattina e scaldano le passeggiate di turisti e dei romani. Una pizza in famiglia in luogo colorato, studiato e partenopeo. Leggo l’orgoglio di mio padre nel farmi sapere che il nuovo locale è &#8211; come dice l’anziano padrone napoletano &#8211; “<em>nu scpettacolo archite&#8217;!</em>”.<br />
Io sono orgogliosa di loro e loro di me. E’ tutto un piacere e Roma ne è complice.<br />
Piazza San Lorenzo in Lucina, nascosta tra la politica e il caos del Lungotevere, ospita bambini in bicicletta, padri in attesa di un caffè e tavolini pieni di gente. Mi è sempre piaciuta questa piazza, trovo sia il salotto buono al centro del grande appartamento che è Roma, che più che un appartamento sembra una comune.</p>
<p><span id="more-548"></span></p>
<p>Questo termine risulterà però poco adatto ai gruppi di ragazzi che girano per Trastevere, così uniti che sembrano formare una squadra, un sabato sera come un altro, con i capelli rasati (forse troppo), i jeans attillati (forse troppo). Ne ho notati tanti così conciati, ma forse è solo una mia sensazione.<br />
Gruppi nuovi o solo una forza nuova che si mischia con i punkabbestia che percorrono, di certo in modo meno ordinato, le stesse stradine romane, quelle in cui basta alzare lo sguardo per leggere nei panni stesi alle funi la vita di tutte le famiglie che abitano quei vecchi palazzi che puzzano di Roma.<br />
Sabato sera a Trastevere è un incontro, mai scontro, di sguardi, spalle, cani randagi, fumo, rasta e birre.<br />
Sabato sera e una pizza con le amiche, quelle che da troppo tempo non vedi riunite allo stesso tavolo: una ordina la pizza con le patate (anche se lì non la fanno), l’altra vuole le olive ascolane, un’altra “<em>ancora del limoncello, grazie</em>”. Tutte vogliono parlare, o forse no.<br />
Si dicono cose, alla fine ci si giudica tutte ma nessuno lo fa con superbia, ma solo per non dover vedere più in qualcuna espressioni contrariate, scocciate o forse, giustamente, solo incazzate.<br />
Argomenti: il contorno occhi (oddio ma allora siamo proprio tutte vicino ai trenta) e il rapporto con i genitori (“<em>è vero che una volta che sei fuori di casa tornarci, anche solo ogni tanto, è una rottura?</em>”). Confidenze tra un morso di pizza e l&#8217;altro.<br />
Che poi sinceramente non ho capito perché tra me e le mie amiche ci confidiamo le cose una a una, che poi sappiamo quasi tutto di tutte.  Propongo un meeting settimanale e stop.<br />
Si passeggia, si corre per rimettere i soldi nel parchimetro dato che “<em>ci sono un sacco di vigili e le multe le fanno eccome!</em>”, ci s’imbatte in un gruppo di donne che festeggiano l’addio al nubilato di un’amica che attraversa le stesse strade delle squadre e dei punkabbestia di prima solo che indossa un grembiule orrendo e le amiche (chiamale amiche) in corteo le cantano dietro: “<em>Nun te sposà, nun te sposà, pensa alle corna che devi portà…</em>” (da cantare a cappello sulle note della marcia nuziale).<br />
“<em>I posti rimangono gli stessi, le persone cambiano. E’ il corso delle cose, dei luoghi: prima li scoprono i fighetti poi ci vanno tutti, e viceversa</em>.”<br />
E così una mia amica determina la fine delle solite serate a Trastevere.</p>
<p>Siamo dalla parte dei fighetti o dei “tutti”? Questo non è dato saperlo. Fatevi i fatti vostri, siamo cresciute e basta. Meglio una cena e un bicchiere di vino in più, tanto poi si straparla comunque.<br />
Si torna a casa, quella che hai sempre considerato tale e che rimarrà sempre lei.</p>
<p>Ecco come rispondere: quando si va via di casa si ha più voglia di concentrare le emozioni in quelle ore in cui si sta di nuovo insieme: rabbia, amore, risate e lacrime. Tutto viene mixato vorticosamente e non sai dove si trovi l’occhio del ciclone finché non abbracci forte tuo padre e tua madre , risali sul treno e vedi Ugo andare via, senza neanche voltarsi, con quelle gambette veloci e quella coda a maialino.<br />
Io non se si realmente si renda conto della mia partenza, ma  se ne va sereno come chi sa, come i miei, che mi rivedrà scendere da quel treno, forse lo stesso su cui sono salita, in un lunedì mattina qualsiasi, alla Stazione Termini.</p>
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		<title>Pensieri di viaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 17:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Oziare Viaggiando]]></category>
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		<description><![CDATA[Ai piccioni della stazione di Firenze piacciono (e di molto direi) le patatine di McDonald. A cosa serve dire:«sono 10 anni che viaggio io!», quando tanto che sia la prima volta o la quarantesima che uno sale su un treno italiano i suoi bei 15 minuti di incazzatura, per un motivo o per l’altro, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li>Ai piccioni della stazione di Firenze piacciono (e di molto direi) le patatine di McDonald.</li>
<li>A cosa serve dire:«sono 10 anni che viaggio io!», quando tanto che sia la prima volta o la quarantesima che uno sale su un treno italiano i suoi bei 15 minuti di incazzatura, per un motivo o per l’altro, se li fa sempre.</li>
<li>Alla Rai esistono i DCP, sono un pacchetto di fogli di carta copiativa (sì, avete capito bene, abbiamo ancora la carta carbone noi. Alla Rai non si butta nulla) sul quale vengono scritti i dati del programma, i brani che sono stati mandati durante la trasmissione, autori, interpreti. I DCP sono una gran rottura, una di quelle classiche cose che ti ripeti sempre di fare ogni giorno, con certosina pazienza, e poi finisce sempre che a fine mese mi ritrovo una pila di fogli accumulati e mi maledico mentre scrivo di corsa rischiando una tendinite al polso destro</li>
<li>ECCO!</li>
</ul>
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		<title>Felici di viaggiare</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 17:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>
		<category><![CDATA[ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[treno]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Partire il 25 aprile è da pazzi, ma era l’unica alternativa possibile, dato che non c’erano posti. Il binario non l’hanno ancora segnalato, io aspetto piena di giornali, occhiali (da sole in testa, da vista sugli occhi, o viceversa?), borse e maglioni. Un signore mi fuma accanto e m’infastidisce, ma quello è l’unico muretto libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partire il 25 aprile è da pazzi, ma era l’unica alternativa possibile, dato che non c’erano posti.<br />
Il binario non l’hanno ancora segnalato, io aspetto piena di giornali, occhiali (da sole in testa, da vista sugli occhi, o viceversa?), borse e maglioni. Un signore mi fuma accanto e m’infastidisce, ma quello è l’unico muretto libero che ho trovato per appoggiarmi e non mi sposto. C’è tantissima gente e l’altoparlante alle 10:53 non ha ancora annunciato il mio treno, Eurostar delle 11:00 per Roma Termini (fermate intermedie Bologna e Firenze Santa Maria Novella). Ore 10:56, finalmente l’annuncio: binario 10. Io sono al 5, m’incammino e come me tante altre persone, valigie, famiglie, amanti. Ma vanno tutti a Roma oggi? Forse è solo la prima tappa per poi dirigersi a San Giovanni Rotondo, da Padre Pio (quello con la maschera), il giornale dice che aspettano milioni di pellegrini, ma per ora quei milioni sono tutti qui, alla stazione centrale di Milano, e mi spingono. Non voglio fare la snob, ma a me questa cosa di accalcarsi e spingersi mi infastidisce. Ho pensato a Padre Pio (ed è la prima volta che mi capita di farlo) solo perché ho notato chiaramente due signore di origine napoletana che si dividono il peso di una borsa frigo, rossa a righine bianche. Immagino: panini con la frittata, insalata di riso, “bibbite” («non t’ho portato la CocaCola perché poi te fa aria») e il caffè freddo. Tutto ciò non può essere la fantasia di un picnic, questo è un pellegrinaggio!<br />
Tutti, tutta questa mandria, le due signore con la borsa frigo ed io, stiamo cercando di salire sul treno. La mia carrozza (sfigata che non sono altro) è in testa al treno e ho paura che non ci arriverò mai, soprattutto se Trenitalia non si decide a spiegare alle persone che non si obliterano i biglietti dell’Eurostar (da quanto mi risulta è a prenotazione obbligatoria e non c’è bisogno di nessuna obliterazione). La gente non lo sa e sono tutti lì, fermi, in fila sparsa, accalcati, davanti all&#8217;obliteratrice solo per un timbro.</p>
<p>Muovetevi!</p>
<p>Superato l’imbuto umano riesco a riprendere il mio passo veloce, arrivo fino alla mia carrozza, al mio posto. Dopo esattamente un minuto il treno parte.<br />
&#8220;Puntuale!&#8221;, verrebbe da dire. Certo che siamo partiti in orario, io sono molto contenta, peccato che parte di quella calca di cui parlavo prima sia rimasta a terra: il treno arriva tardi, la coppie si mettono d’accordo “tu oblitera che io intanto trovo i posti” (non dovete obliterare, cacchio!), le valigie pesano, il treno riparte subito. Taaac! Tutti infuriati col capotreno: c’è chi vuole scendere a Bologna &#8211; «accompagnavo solo una mia amica al treno e mi ritrovo costretta in un viaggio verso Roma, che mi fa pure schifo Roma, ha visto quanta delinquenza» &#8211; (bla, bla, bla); c’è chi ha lasciato i figli o il marito a terra &#8211; «Caro passami le valigie, le metto su e poi ci sediamo» &#8211; Una valigia, due valigie e “Bye bye maritino”, addio terza valigia: lei parte mentre lui rimane, basito, a guardare i finestrini del treno scorrergli davanti come un film che stai vedendo senza aver schiacciato play (“Tesoro non ho toccato il telecomando, te lo giuro!”).<br />
Esistono i misteri dei lettori dvd, ma esistono anche le certezze dei treni italiani.<br />
Buon 25 aprile.</p>
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		<title>Ma tu guarda un po’</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 15:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ozio personale]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[treno]]></category>
		<category><![CDATA[ugo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono bastate pochi giorni, due treni, tanta pioggia e una ricorrenza cristiana, che ricordo solo per l’abbacchio e il cioccolato, a farmi pensare a un sacco di cose. In poche ore ho capito che: - Roma è bella anche bagnata. Scivolosa, mai umida, fredda e luccicante dopo un acquazzone. Roma è bella perché cambia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono bastate pochi giorni, due treni, tanta pioggia e una ricorrenza cristiana, che ricordo  solo per l’abbacchio e il cioccolato, a farmi pensare a un sacco di cose.<br />
In poche ore ho capito che:</p>
<p>- Roma è bella anche bagnata. Scivolosa, mai umida, fredda e luccicante dopo un acquazzone. Roma è bella perché cambia, ma alla fine è sempre lei: vecchia, pesante e monumentale.<br />
- Guidare una macchina piccolina dopo che da sei mesi giri con una berlina tedesca, che ti fa sentire attaccata all’asfalto anche solo mettendo la prima, è tutta un’altra cosa. E’ come fare un giro sugli “autoscontri” del Lunapark.<br />
- I turisti a Roma attraversano come schegge impazzite in qualunque ora del giorno. Pochi giorni fa un ragazzo ha investito e ucciso due ragazze e mi sono ritrovata a pensare: «Cavolo, poteva capitare anche a me». Io non corro, non guido quando bevo e, soprattutto, ho imparato sin da piccola che bisogna guardare bene la strada prima di attraversare!<br />
- Le mie amiche sono sempre le stesse e io con loro sono la stessa. Quella di prima.<br />
- Sfogliando le vecchie foto, tra Roma e Milano, mi rendo conto di come passa in fretta il tempo. Ne vado fiera (di quelle foto e del mio tempo passato). Quando poi  all&#8217;improvviso lo schermo del computer, per un gioco di luci, riflette la tua faccia sovrapposta a quei vecchi-giovani volti ti senti bella, io mi sento bella, e soprattutto più felice.<br />
- Ho fatto bene a non pensare mai di fare l’insegnante perché spiegare Google Reader a mia madre è stata una faticaccia. Alla fine però ce l’ho fatta.<br />
- Il mio cane pesa 34 chili e non capisco come abbia fatto. Quando si piega su un fianco sembra una fisarmonica silenziosa. Cinque chili in più in poco tempo. Ugo, come abbiamo fatto?<br />
- La carne di Feroci è imbattibile. La colomba non mi piace più e l’uovo di Pasqua non mi emoziona come un tempo. Ho la sensazione che si sia rimpicciolito oppure io sono diventata troppo grande per scartarlo.<br />
- Il mondo si è proprio ribaltato se una parte alle 8.30 da una piovosa Roma e arriva alle 13.00 in una solare Milano.<br />
- Ascoltare Mozart dormendo in treno è il massimo.<br />
- Papa Ratzinger adora i miei stessi biscotti alle mandorle e cannella, quelli del ghetto di Roma. C’è qualcosa che non va. Ci manca solo che mangi il Kebab quando non fanno in tempo preparargli la cena  e che ogni tanto sgranocchi qualche involtino primavera.</p>
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		<title>Se non stai attento arriva l&#8217;uomo bianco azzurro.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 16:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ozio Visto in piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ozio personale]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[lazio]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa: i miei amici, soprattutto quelli milanesi e poco sportivi (tra i quali includerei il mio uomo), mi daranno della pazza, ma oggi guardando la tv ho capito come potrò gestire serenamente il rapporto tra un mio futuro figlio e il calcio. Farò come Claudio Amendola, romanista d.o.c. Oggi ha raccontato, come aveva già fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: i miei amici, soprattutto quelli milanesi e poco sportivi (tra i quali includerei il mio uomo), mi daranno della pazza, ma oggi guardando la tv ho capito come potrò gestire serenamente il rapporto tra un mio futuro figlio e il calcio. Farò come Claudio Amendola, romanista d.o.c.</p>
<p>Oggi ha raccontato, come aveva già fatto in passato, di come è riuscito a far diventare romanista suo figlio Rocco, avuto da Francesca Neri, la bella attrice, purtroppo laziale. Quando il piccolo aveva solo due anni, Amendola gli fece sparire tutti, ma proprio tutti i suoi giocattoli. Rocco, disperato, andò dal padre in lacrime a chiedere dove fossero finiti. &#8220;Amore mio, è successa una cosa tremenda: sono entrati in casa dei laziali e te li hanno fregati tutti&#8221;.<br />
Il povero Rocco rimase sconvolto per qualche ora, ma dopo un po&#8217; come tutti i bambini di quell&#8217;età si mise a fare altre cose, e distraendosi non pensò più a quell&#8217;orrendo furto. Il giorno dopo Claudio Amendola riportò tutti i giochi al loro posto e appena Rocco se ne accorse gli raccontò che dei romanisti avevano ritrovato i suoi giocattoli e glieli avevano riportati.</p>
<p>Rocco ora è romanista.</p>
<p>Lo so che è una cosa assurda, ma quando si vive fuori Roma, circondati da milanisti, interisti e, soprattutto, juventini, tocca organizzarsi.</p>
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		<title>E&#8217; una scelta</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Dec 2006 17:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mazzarotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano-Roma-Milano]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è niente da fare, dopo averla ascoltata per una settimana a Condor, come sottofondo, ho capito che la canzone di queste mie vacanze natalizie sarebbe stata “Holiday Road” dei Matt Pond PA.<br />
E&#8217; così, il treno è partito da poco più di un’ora e già la sto ascoltando a ripetizione.<br />
Sono molto scocciata: le valigie sono pesanti, ho un posto comodo in prima classe, che però tra un paio d’ore dovrò cambiare perché se non cambio verso a Firenze mi viene la nausea. Come se non bastasse è finita <em>La Repubblica</em>. Secondo me è una tattica per farmi capire che sto tornando a casa, infatti è rimasto solo <em>Il Messaggero</em>. Stavo pensando che a volte forse sono un pochino snob, anche se poi a questo termine tutti danno un proprio significato.</p>
<p><span id="more-339"></span><br />
In treno tiro fuori il mio IBook, e l’Ipod, ma non è questo a rendermi snob, è il fatto che questi miei oggetti tecnologici siano già &#8220;vecchi&#8221;. Se avessi un Ipod nano o un MacBook nuovissimo potrei sembrare una novellina. Invece no, il mio ipod è rigato e pieno di roba, ci sono dentro circa 3000 brani: da Damien Rice agli Incubus, dai Rolling Stones a De Crescenzo (Sì. Lo so. E’ quello “…perché io da quella sera non ho fatto più l’amoreee…”e ogni tanto mi piace risentirla).<br />
Per non parlare di tutti i podcast. Ho un IBook bianco, piccolo, che negli ultimi mesi sta subendo un forte stress emotivo perché sostituisce il pc di Roma (vecchissimo anche quello) e sta per esplodere. Comunque, dicevo, credo fermamente che possedere un oggetto “datato” gli dia il giusto valore e tutto ciò mi fa sentire un po’ felice o snob, non saprei. Non che me ne vanti, però…<br />
Parliamoci chiaro, non sono il tipo che mostra di proposito ciò che ha, ma è ovvio che quando qualcuno mi guarda, e guarda quello che ho con me, mi fa piacere che veda degli oggetti che denotano un certo “stile”. Mi sono spiegata? Credo che ciò che spinge ognuno di noi a comprare una determinata cosa, a vestirsi in un certo modo, ma anche come ognuno di noi decida di curare la propria persona sia fondamentalmente il segno un certo narcisismo e della voglia di mostrarsi all’altro.<br />
Non credo a chi dice: &#8220;mi sono messa la prima cosa che ho trovato&#8221;. Oppure chi si trucca &#8220;acqua e sapone&#8221;. Non esiste. Non perchè non creda nei gesti naturali, anzi, ma sono convinta che essere naturali voglia dire pensare a quale sia la naturalezza che più si addice a come si è dentro. La mia naturalezza può manifestarsi in un kilo di rimmel, mentre quella di un altro in due occhiaie spaventose, poco importa. Dietro a tutto c&#8217;è sempre una testa che decide ed è la scelta che fa la differenza. Che venga fatta consciamente o incosciamente (ne dubito) è pur sempre una scelta che, a meno che non ci si voglia chiudere a chiave in casa, è fatta per mostrare un qualcosa di sé agli altri.</p>
<p>Tornando a bomba.</p>
<p>Comprarmi l’Ipod da 20 giga quando ancora era una cosa che avevano in pochi è stata una scelta.<br />
Viaggiare struccata, stanca ma allegra è una scelta.<br />
Leggere la Repubblica è una scelta.<br />
Scrivere delle scelte che faccio, a volte con una certa supponenza, è una scelta.<br />
Sono scelte mie, ovviamente, e non fatte di proposito per mostrarle agli altri. Il fatto però è che siamo miliardi nel mondo ed è molto probabile che qualcuno noti le mie scelte, come io noto quelle degli altri.<br />
Se poi non vengono notate è lo stesso. Io continuerò a guardarmi intorno e a fare le mie scelte. Proprio come voi che arrivando fino a quest&#8217;ultima riga avete fatto una scelta: leggere ciò che scrivo.<br />
Buone vacanze e Buon Natale.</p>
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