Partire il 25 aprile è da pazzi, ma era l’unica alternativa possibile, dato che non c’erano posti.
Il binario non l’hanno ancora segnalato, io aspetto piena di giornali, occhiali (da sole in testa, da vista sugli occhi, o viceversa?), borse e maglioni. Un signore mi fuma accanto e m’infastidisce, ma quello è l’unico muretto libero che ho trovato per appoggiarmi e non mi sposto. C’è tantissima gente e l’altoparlante alle 10:53 non ha ancora annunciato il mio treno, Eurostar delle 11:00 per Roma Termini (fermate intermedie Bologna e Firenze Santa Maria Novella). Ore 10:56, finalmente l’annuncio: binario 10. Io sono al 5, m’incammino e come me tante altre persone, valigie, famiglie, amanti. Ma vanno tutti a Roma oggi? Forse è solo la prima tappa per poi dirigersi a San Giovanni Rotondo, da Padre Pio (quello con la maschera), il giornale dice che aspettano milioni di pellegrini, ma per ora quei milioni sono tutti qui, alla stazione centrale di Milano, e mi spingono. Non voglio fare la snob, ma a me questa cosa di accalcarsi e spingersi mi infastidisce. Ho pensato a Padre Pio (ed è la prima volta che mi capita di farlo) solo perché ho notato chiaramente due signore di origine napoletana che si dividono il peso di una borsa frigo, rossa a righine bianche. Immagino: panini con la frittata, insalata di riso, “bibbite” («non t’ho portato la CocaCola perché poi te fa aria») e il caffè freddo. Tutto ciò non può essere la fantasia di un picnic, questo è un pellegrinaggio!
Tutti, tutta questa mandria, le due signore con la borsa frigo ed io, stiamo cercando di salire sul treno. La mia carrozza (sfigata che non sono altro) è in testa al treno e ho paura che non ci arriverò mai, soprattutto se Trenitalia non si decide a spiegare alle persone che non si obliterano i biglietti dell’Eurostar (da quanto mi risulta è a prenotazione obbligatoria e non c’è bisogno di nessuna obliterazione). La gente non lo sa e sono tutti lì, fermi, in fila sparsa, accalcati, davanti all’obliteratrice solo per un timbro.
Muovetevi!
Superato l’imbuto umano riesco a riprendere il mio passo veloce, arrivo fino alla mia carrozza, al mio posto. Dopo esattamente un minuto il treno parte.
“Puntuale!”, verrebbe da dire. Certo che siamo partiti in orario, io sono molto contenta, peccato che parte di quella calca di cui parlavo prima sia rimasta a terra: il treno arriva tardi, la coppie si mettono d’accordo “tu oblitera che io intanto trovo i posti” (non dovete obliterare, cacchio!), le valigie pesano, il treno riparte subito. Taaac! Tutti infuriati col capotreno: c’è chi vuole scendere a Bologna - «accompagnavo solo una mia amica al treno e mi ritrovo costretta in un viaggio verso Roma, che mi fa pure schifo Roma, ha visto quanta delinquenza» - (bla, bla, bla); c’è chi ha lasciato i figli o il marito a terra - «Caro passami le valigie, le metto su e poi ci sediamo» - Una valigia, due valigie e “Bye bye maritino”, addio terza valigia: lei parte mentre lui rimane, basito, a guardare i finestrini del treno scorrergli davanti come un film che stai vedendo senza aver schiacciato play (“Tesoro non ho toccato il telecomando, te lo giuro!”).
Esistono i misteri dei lettori dvd, ma esistono anche le certezze dei treni italiani.
Buon 25 aprile.