Ora ho capito perché la divisa calza sempre a pennello, non avevo mai visto che alla fine dei pantaloni ci sono dei piccoli bottoni a cui viene attaccato un elastico che passa sotto la suola delle scarpe. Il pantalone cade perfettamente, bello tirato, fasciando le rotondità di glutei scolpiti dall’esercizio fisico. Sono perfetti come una giacca d’Armani, come se ogni militare si portasse sempre dietro una donna con un ferro da stiro professionale, come se i pantaloni stessero in piedi da soli e fossero fatti di marmo. Ho l’impressione che abbiano anche delle stecche dentro e forse per infilarseli i militari salgono uno alla volta su una scaletta e si lanciano. La chiamano: “l’esercitazione del pantalone”, è la prova finale da superare. Se passi quella è fatta! Un’altra cosa non mi è chiara, insomma c’è questo ragazzo sul treno, sta tornando in accademia a quanto pare, (ovviamente non ho potuto fare a meno di ascoltare quello che diceva al capotreno, più curioso di me, che gli chiedeva se già avesse scelto l’arma) è proprio un ragazzino, massimo diciotto anni portati bene, e gire con la sua bella divisa e il suo spadino dorato. Non voglio sembrare irriguardosa nei confronti dei militari, ma quello spadino è davvero ridicolo. Per non parlare del mantello, neanche Lady Oscar credo avrebbe osato tanto. I genitori l’hanno guardato con ammirazione mentre il treno lasciava la stazione, lui si è seduto e ha lanciato un’ultima occhiata fanciullesca al piccolo fratellino (che secondo me ha giocato per tutto il periodo di vacanza con lo spadino del fratello provocando liti in famiglia “che se lo rompi so cazzi!”).
Quando si alza in piedi sta dritto come un fuso, io non so che gli fanno a questi ragazzi in accademia, ma credo che chiunque abbia problemi di schiena, scifosi, lordosi o roba simile, debba assolutamente andare a farsi un giro in accademia, mai visto una schiena così dritta.
Era perfetto capelli rasati al centimetro, silnzioso, serio…poi ho capito che era un ragazzo come tanti (non come tutti) quando dal suo lettore mp3 con il volume “a palla” si poteva sentire chiaramente Fibra…si, lui…”Applausi per Fibra!”
Archive for Gennaio 8th, 2007
Le ultime ore romane sono sempre un po’ malinconiche perché chiudono un periodo non solo di vacanza, ma di casa.
Profumo di famiglia, di amicizie di lunga data e di romanità.
L’odore delle strade umide a Trastevere, dei vicoletti con i sanpietrini dissestati e perfetti, il traffico infernale dove tutti s’incastrano come in un enorme schema a Tetris e dal quale tutti escono magicamente, ognuno per la propria strada. Il casino di una pizzeria dove ad ogni tavolo qualcuno urla, dove ognuno comincia ad alzare il tono un po’ di più fino a che non si riescono a scambiare due parole neanche con il vicino di posto.
Gli “AO” che solo un romano sa tirare fuori e non c’è imitazione che regga il confronto, soprattutto quella dei milanesi che amano tanto la cadenza romana e che si forzano ma: «No, niente NON VI RIESCE! Quindi per favore evitate».
Sapore di pizza bassa, buona, leggera e pesante allo stesso tempo.
Birra fresca che scorre per dissetare le tonsille provate dalle urla.
Chiacchiere segrete.
Chiacchiere chiacchierate.
Chiacchiere nervose e inadeguate.
Chiacchiere delicate e gentili.
“Quanto ce piace chiacchierà!”
Baci e abbracci affettuosi, di circostanza, sentiti, malinconici o felici.
Una sigaretta brucia veloce e la radio passa “My Sharona” mentre lancio un ultimo sguardo al Tevere, che scorre nella sua oziosa lentezza, molto romana.
L’odore di famiglia arriva a metà mattina da un caffé che si fredda, dal sugo di mia madre e dal sufflè mangiato di fretta, come una risata inaspettata.
Un bacio sulla fronte e sul naso ad Ugo che mi guarda stanco, ignaro e fiducioso come sempre.
La corsa verso la carrozza, i bagagli pesanti e un bacio che ha sempre il sapore di un «Arrivederci, ti voglio bene» e mai quello amaro di un «Addio».
Va bene così, è un piacere riuscire ogni volta ad immagazzinare tutto quello che Roma riesce a darmi.
C’è sempre spazio per Roma, dentro di me, non può non averne.
Bella, immortale, imparagonabile, irripetibile.
Una città, la Città, la mia città.

