Un gruppo di studenti oggi ha contestato il leader iraniano Mahmoud Ahmadinejad all’università Amir Kabir. Ma perchè mai? Sembre che i ragazzi abbiamo ADDIRITTURA urlato “Morte al dittatore”. Perchè mai? Era in corso una conferenza per parlare della Shoah. Le hostess già avevano distribuito le cuffiette per la traduzione, depliant in bella mostra. Ma perchè parlarne? Sembra che Ahmadinejad volesse fare un discorsetto per dimostrare che il genocidio degli ebrei non sia mai esistito. Comunque tutto si è risolto per il meglio. I facinorosi che hanno osato contestarlo sono rimasti spiazzati dalle parole (che riporta Repubblica.it) del leader iraniano, sempre ben vestito. “Tutti dovrebbero sapere - ha affermato - che io sono pronto a essere bruciato sulla via della vera libertà, dell’indipendenza e della giustizia”. EVVIVA LA LIBERTA’, L’INDIPENDENZA e LA GIUSTIZIA . Aiutatelo, dategli modo di portare avanti le sue idee…fino in fondo!
Archive for Dicembre 12th, 2006
Non volevo neanche scrivere un post come quello come segue ma poi ci pensi e ti dici “Come fai a non farlo?”. Come si fa a non scrivere di quello che riesce a fare la musica. Sono qui, davanti al computer, l’Itunes è messo in modalità random e magicamente le infila tutte, le canzoni adatte, una dopo l’altra. Segue il mio umore e non so proprio come faccia a saperlo che oggi non ho voglia di eccessi. Ho voglia di quelle canzoni che mi rilassano “Moon River” Hernry Mancini; che mi fanno pensare “Have I told you lately” di Van Morrison; che mi fanno decidere “Stop crying you heart out” Oasis; che mi rispecchiano “Testardo” Daniele Silvestri. Sembra fatto a tavolino ma non è così. Io stavo scrivendo tutt’altro e poi l’orecchio si è accorto di quello che gli risuonava intorno, lo stomaco se ne è accorto subito dopo. E va bene così. Sono per la teoria “segui l’onda”. Non esiste lo so, l’ho inventata in questo istante, ma è molto semplice: non credo che se uno è un po’ giù debba sentire cose che lo tirano su di morale, meglio sfruttare il momento e fare un lavoro fatto bene per poi riprendersi alla grande. Se sono incazzata è giusto che ascolti un po’ di sano rock. Quando sono molto allegra niente è meglio di “Walk like a man” di Valli Frankie Four Seasons, quel “UUUUUEEEUUU” iniziale mi mette tanta allegria e mi sento subito la testa tra le nuvole. Vanno bene anche “Voglio vivere così” di Ferruccio Tagliavini o “Tanto pè cantà”, evviva la romanità…Il punto però è che questa playlist è nella mia testa e io non capisco davvero come faccia il mio ipod a saperlo. La conclusione è una sola: che sia il mio umore a cambiare dietro le note, non viceversa. Mi sembra così strano e piacevole allo stesso tempo che è inutile che ci pensi ancora. Ascolto. Sono felice, incazzata e triste. ALLA FACCIA DI CHI DICE: SONO SOLO CANZONETTE.
Un pensiero
Ero contenta, ridevo con degli amici quando uno di loro, così, non so neanche io perchè dice: «E’ morto D’Aguanno». L’ha detto semplicemente, come fosse una cosa normale. Sono rimasta muta per almeno un minuto e poi sono corsa alla tv. Televideo, ultime notizie. Cazzo, ma allora è vero! Io sono solo una tifosa romanista e forse sono anche una giornalista che i suoi primi passi li ha fatti proprio grazie al calcio romano. Mi è capitato di chiamarlo quell’Alberto D’Aguanno quando lavoravo nelle radio locali romaniste. Le mie frasi erano solo di servizio: «Ciao sono Ilaria, ti metto in diretta con…» ma io lo sapevo chi era lui. Quello che firmava un vagone del “treno dei servizi” lanciato da Piccinini. Era a bordo campo, imparziale e professionale ma noi, a Roma, sapevamo della sua fede romanista. Sua come di quella di altri suoi colleghi che per non avere noie non si espongono, ma poi guardano Totti e si emozionano. Mi è dispiaciuto che se ne sia andato così. I grandi giornalisti sportivi uno è abituato a sentirli fino all’ultimo. Ci si abitua a sentire le loro voci senza mai riuscire ad associarli veramente ad una faccia. Con le parole però sapevano già dare tanto. Ciotti. Ameri. Ho scoperto oggi che la stanza in cui lavoro era la sede di una delle redazioni del primo, vero, “90° minuto”. Nella stanza dove oggi sono connessa ad un computer suonavano tanti telefoni, ognuno da un campo. Da bordo campo. Là dove amava stare anche Alberto D’Aguanno. Ciao Alberto, ieri abbiamo perso ma la Roma è così: o si odia, o si ama.
