pochi minuti su un vecchio tram
Salgo sull?1 in Largo Cairoli. Ormai è già un?ora che giro tra un tram e l?altro. Nell?attesa mi fumo una sigaretta. Sono stanca, comincia a far freddo mentre l?ipod fa suonare i Rolling Stones nelle mie orecchie.
Arriva l?1, mi piace. Mi piacciono i vecchi tram di Milano, quelli in legno con le panchine ai lati del vagone. Mi piace stare uno a fianco all?altro e trovarmi difronte un?altra fila di passeggeri che come me cominciano un valzer di sguardi in giro per riconoscere i volti, studiare i movimenti. Non siamo seduti ognuno su un seggiolino, in fila indiana come su un treno. I vecchi tram accendono la mia curiosità, passo in rassegna i passeggeri finché m?imbatto in una bella borsa, molto maschile pur essendo a tracolla. Un borsa grande, marrone, di tela e cuoio. Seguo il profilo e mi ritrovo ad osservare le lunghe mani di un ragazzo che sfogliano The Inferno, di Dante. Lo guardo velocemente, senza dare nell?occhio. E? un bellissimo ragazzo, inglese, forse americano, legge serio e impegnato quei versi tradotti chissà come. Ogni tanto si porta alla fine del libro e sfoglia le note. Dev?essere difficile capire il Poeta in una lingua così moderna e sintetica. Mi accorgo che davanti a me una ragazza ha notato il mio gioco e quasi me ne vergogno, ma capisco che anche lei ha notato il ragazzo. E? bello, pulito, quelle facce da commedia americana. Capelli marroni, occhi stretti e qualche cicatrice sulle mani rosse e fredde. Fermata, Cadorna. Lui alza la faccia e mi dà modo di scrutarlo meglio, mentre cerca di sciogliere il collo incastrato da troppo tempo su quel libro. Sale una donna e si siede, nonostante fossimo molto vicini, tra me e lui. Non vale, lo ha fatto di proposito si capisce. Una donna: fede al dito, calze a rete nere, sulle quali noto un piccolo buco all?altezza del ginocchio e una borsa pelosa, marroncina veramente brutta. Come si fa a comprare una cosa del genere? Ecco, lo sapevo mi ha distratto, ma lui è ancora lì. All?altezza del Parco Sempione sale una nonna con il nipotino. E? bellissimo e seduto sul seggiolino si tiene al tubo di ferro mentre gioca a fare le bolle con la bocca. Le facevo anch?io penso, guardandolo, lui mi vede e come tutti i bambini distoglie lo sguardo con un sorrisino imbarazzato. Mi giro, l?americano sta riponendo il libro nella borsa dalla quale spuntano dei quadernoni rossi. Tira fuori una cartina di Milano, la stessa che ho anche io, quella grande e plastificata. Un?occhiata veloce. Sembra sapere bene dove deve andare, ma la prudenza non è mai troppa in una città che non si conosce. Corso Sempione, ormai è arrivata per me l?ora di scendere e lui ancora non si muove. Lo so, non lo rivedrò, ma lui mi guarda mentre mi alzo. Sono in piedi, davanti a lui, per un solo attimo i nostri occhi si incrociano, le porte si aprono, io scendo e lui prosegue la sua corsa in un vecchio tram milanese.
