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OzioAffaccendato

“Lo scrivere è un ozio affaccendato†Goethe

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Archive for Ottobre, 2006

Ott-31-2006

Sitting on the dock of the bay

Posted by Ilaria Mazzarotta under Ozio Visto in piccolo

I’m sitting here resting my bone…ed è quello che faccio mentre questa musica va in onda sul mio televisore come colonna sonora del film della mia infanzia: TOP GUN!
Cruise_topgun_tease300w
Che bello quando ripropongono questi film che non ti aspetti. Oggi come oggi Tom Cruise non mi piace proprio per niente, ma cacchio come era figo in Top Gun. Lo so magari non è un filmone, ma mi ricorda sempre quei primi film che vidi da adolescente. Quei film che hanno dato le basi a tutte quelle della mia età per i film che ci facciamo oggi in testa, anche a 26 anni. Le storie d’amore, quelle perfette che vorresti sempre capitassero a te. Top gun, cocktail, Dirty Dancing, Ufficiale e gentiluomo, Giovani-carini e disoccupati. Storie perfette perchè se li mixi per bene avrai la storia perfetta (ma esiste la storia perfetta?).
Io direi di farla così: Ethan Hawke, con il sex appeal di Tom Cruise in Top Gun fa il figo, come Richard Gere in Ufficiale e Getiluomo. Poi c’è Baby che è scapestrata e incasinata come Winona Ryder in Giovani, carini e disoccupati, ma intelligente e intraprendente come l’insegnante Kelly McGillis in Top Gun. Scena di sesso alla Top Gun, perchè merita (anche se poi qualche hanno dopo ho visto Nicolas Cage in Zandalee, vabbè sorvoliamo). Casini di gelosie e amicizie sbagliate come in Cocktail, genitori che mettono i bastoni tra le ruote e per finire “Nessuno può mettere Baby in un angolo” e lui la solleva e la porta via come in Ufficiale e Gentiluomo.
Lo so è solo un film.
“SE TU MI GUARDI MI SENTO UN RE…GREAT BALLS OF FIRE!”
Beh io continuo con i miei film.
notte bloggers poi ora c’è la scena in cui muore Goose…e si piange non vorrei bagnare la tastiera.

p.s. per chi non fosse interessato ci sono Le Iene …o Ballarò.

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Ott-30-2006

venghino signori, venghino

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà, Ozio personale

Non sono un tipo da mercato. Non riesco mai a trovare qualcosa che mi vada bene. Magari meglio un negozio dell’usato, tipo quelli in Via del Governo Vecchio. Questa mattina però, vista la lunga giornata libera, ho deciso di fare due passi, la spesa, insomma cose da donne. Cammina, cammina mi sono imbattuta nel mercato che ho cercato tanto qualche sabato fa: quello in Via San Marco, a Milano. All’inizio mi è sembrato un semplicissimo mercatino, normale: verdura, frutta, padelle, cestini in vimini. Addentrandomi un po’ di più la puzza del pollo arrosto ha cominciato a mischiarsi con l’odore dei fiori, quello del pane appena fatto al profumo delle zucche. Poi eccole lì, le scarpe. Di solito diffido di quelle che trovo al mercato, ma cavolo lì c’erano D&G, Miu Miu, insomma marche vere, serie. Magari avevano solo un numero per paio, di solito il 36, ma erano belle e costavano, troppo. Altro che mercato! Vado un po’ avanti e dopo i calzini scorgo dei bei maglioni: morbidi , leggeri, soffici. Che meraviglia, ma guarda che bella roba che hanno i mercati a Milano e poi alzo gli occhi e noto il cartello sopra la mia testa che recita: “cachemire”. Cardingan, gilet, dolcevita che costavano tra i 99 i 200?. Pazzesco fino a due secondi prima sentivo puzza di pollo bruciato e poi ho sentito puzza di mani bucate. Scappa Ilaria, scappa. Niente cachemire per oggi.
Venghino signori, venghino, alla faccia di chi diceva che la Milano da bere era morta. Dovevate vederle quelle donne con i loro tacchi a spillo, le borsette a baguette e il cerone sulla faccia ammucchiarsi nei cesti pieni di cachemire. Che meraviglia, guardarle. Magari sono diminuiti gli alcolisti…ma secondo me il cachemire può dare dipendenza. tra qualche anno apriranno centri dove vecchie signore milanesi si guarderanno in faccia dicendosi: “Ciao sono Laura e ieri ho comprato il mio ultimo maglione di cachemire”.
Preferisco un sorso di vino, anonimo. Cin!Cin!

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Ott-28-2006

scarpini

Posted by Ilaria Mazzarotta under Faccende sportive

C?è una cosa che mi affascina, una sensazione che nasce da un suono che solo certi uomini sanno suscitare. Sui campi di calcio, prima di una partita degli allievi o della prima squadra, mi capitava spesso di pensare a tutto quello che significava quel rumore.
E? un suono tanto semplice quanto particolare e unico nel suo genere: il rumore degli scarpini dei calciatori nel momento in cui escono dallo spogliatoio e si dirigono, tutti insieme, verso il campo. Quel rumore di squadra, di quadricipiti scolpiti, di tendini tirati. Sento un brivido che corre sinuoso lungo la mia schiena, lo stesso che solo la tensione pre gara sa regalare, è come se fossi uno di loro.
I tacchetti di ferro si appoggiano uno per uno al suolo, non è un rumore compatto, il piede non si lascia andare incontrollato. E? un movimento naturale, equilibrato ma deciso. Dal tallone alla punta dell?alluce quei piedi deliziosi si appoggiano sul cemento duro. Gli stessi scarpini che poco dopo si sporcheranno di fango, affonderanno nell?erba sfregando contro il cuoio profumato del pallone, ora scorrono lucidi, tirati come guanti neri da assassino, avvolgendo il piede e costringendolo in lacci accuratamente annodati.
Ho avuto diverse volte l?occasione di sentire quel rumore che solo sa darmi la sensazione di un gruppo di uomini pronti, carichi, con un obiettivo nella testa.
E? un tacchettio rumoroso, come se invece di camminare ogni giocatore schiacciasse una noce o mordesse una mela croccante. E’ come una grandinata in piena estate.
Conosco il rumore delle mani che fanno forza sullo schiaccianoci, quello delle mascelle che schioccano e anche quello della grandine che rimbalza sull?asfalto duro e mi incuriosiscono ogni volta, ma non hanno il potere di emozionarmi come quei tacchetti di ferro.
L?idea che quegli scarpini sorreggano i corpi di uomini allenati, nervosi e vibranti è, senza dubbio, l?elemento che più eccita i miei sensi. Nel silenzio croccante di quel cemento calpestato e maltrattato vedo la squadra sfilarmi davanti e sento il cuore di ognuno battere, il collo sciogliere le ultime tensioni. Una volta passati tutti i giocatori capita spesso di sentire in lontananza arrivare di corsa l?ultimo giocatore, in un ritardo piacevole, e i suoi scarpini sono soli, i suoi piedi schiacciano il cemento velocemente e il cuore batte più forte. Mi trovo come inseguita da uno sconosciuto. Quando tutti hanno raggiunto il campo i giocatori diventano ragazzi, come tanti, che si divertono e fanno divertire tirando calci ad un pallone. Io rimango lì, in quel tunnel e ripenso a quegli attimi, da godersi fino all?ultimo perchè quei tacchetti a fine partita non saranno più gli stessi. L?erba e il fango ne attutiranno il rumore non lasciando più spazio alla mia immaginazione.

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Ott-28-2006

Sapessi come è strano…

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà, Faccende sportive

…passare questo sabato a Milano.
Sarei dovuta andare a fare un week end al lago ma ho rimandato alla prossima. Troppi incastri di orari, trasferimenti. Mi devo organizzare meglio. Ho deciso così di passare una giornata di frenetico shopping milanese. Assurdo. Io che continuavo a ripetermi che Milano nel fine settimana si svuota e invece mi sbagliavo. C’era un casino di gente sono partita a mezzo giorno e mi sono fatta circa sei ore di passeggiata intervallata da ingressi in vari negozi.
La gente a Milano spinge ed è la cosa più fastidiosa. Cacchio è sabato pomeriggio, calmi! Sembra che tutti abbiano paura che scappino i maglioni o ci sia una fuga di gonne. Ma che avete paura che i negozi chiudano improvvisamente?
Non vado spesso a Via del Corso di sabato quando sono a Roma in effetti ma ho avuto l’impressione che a Milano ci sia molta più gente che compra. E comprano di tutto: collane, bracciali, gelati, gonne, cappotti, costumi, completini intimi.
Io ho fatto la mia parte, naturalmente ma con moderazione. Devo dire che La Rinascente del Duomo è molto più bella di quella di Roma. Ma non le fanno tutte uguali tipo Upim?
Ci sono certe giapponesi (o cinesi non lo capisco mai) che se ne vanno in giro vestite come in Sex and the city, sfrecciando con quelle gambette corte davanti a ragazzotti con il bomeberino (si, ancora c’è il bomberino. Mah). Coppie milanesi di una certa età che passeggiano a braccetto lamentandosi di questi “giovani d’oggi”. Madri con figlie in preda a crisi di panico e commesse isteriche che non vedono l’ora che arrivino le otto.
L’altro fatto strano è che oggi c’è il derby della madunnina e nessuno sembra se ne sia reso conto. A Roma siamo prorio più passionali. C’è un silenzio in giro, il giorno del derby, che è incredibile. Si percepisce chiaramente la tensione nelle facce dei passanti. C’è chi si guarda intorno con circospezione, sia mai spuntasse una sciarpetta da sotto la giacca di chi ti sta accanto che parte subito lo sfottò; c’è chi si dice cose sottovoce, come se stesse per mettere in atto un piano diabolico. Qui no. Ho visto solo un ragazzo che accendeva un fumogeno azzurro in piazza del Duomo. Lui da solo, con qualche amico intorno. Niente cori, sciarpette, inni. Niente.
Alle sei a Roma sono già tutti all’Olimpico e nell’aria c’è puzza di derby. Non so descrivervela ma gli occhi dei tifosi hanno una luce diversa. Questa sera vedrò Milan-Inter a casa di amici…come andrà non lo so. Io sarò imparziale perchè tanto è della Roma che mi interessa. Che vinca il migliore…se mai ce ne è uno!
(e non fate polemica se passate di qua. La fede è fede. Io tifo Roma, Roma e basta)
Buona serata tifosi.

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Ott-27-2006

parto dolcemente…

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà, Ozio personale

Premessa: il mio orologio biologico non è ancora scattato. Assolutamente, no!
Ma leggendo La Repubblica oggi mi è cascato l’occhio su un articolo di cronaca dal titolo “Una stanza arancione per partotire” che mi ha portato molto indietro nel tempo, ma anche molto avanti. A parte l’uso dell’arancione, un colore che trovo esilarante e caldo allo steso tempo, l’articolo parlava dell’apertura di una “casa del parto” all’interno dell’ospedale Buzzi di Milano. Sarà aperta da metà novembre e consentirà alle partorienti di vivere il momento del travaglio e del parto in un ambiente confortevole e rilassante. Tutto bellissimo, considerando anche il fatto che non si parla di un cambiamento solo a livello architettonico, ma sembra che anche tutto il personale dell’ospedale sarà impegnato in una «svolta per l’umanizzazione del parto». Insomma, si cercherà di andare incontro alla mamma e al nascituro con maggiore tranquillità permettendo alle mamme di non dover, oltretutto, sopportare l’angoscia di un parto traumatico. Ho visto spesso “Reparto maternità”, la docufiction ambientata al San Camillo di Roma che raccontava le storie e i parti di tante donne. Non è che fosse proprio una passeggiata guardare quei momenti e sicuramente esserne protagoniste lo è ancor meno. Detto questo, l’articolo parla delle stanze arancioni come una vera “innovazione” e a quel punto sono tornata indietro di 26 anni, a quel cuscino caldo che mi accolto appena nata. Una partenza dolce.
Mia madre e mio padre sapevano che sarebbe stato un momento importante, da vivere rilassati, e così si documentarono e mi fecero nascere con il metodo Leboyer, inventato dal ginecologo francese Frédérick Leboyer e noto come “parto dolce”.

Fra le condizioni poste da Leboyer si ha che:
Dopo il parto il bambino possa riprendersi dallo stress sull’addome della madre affinché contunui a sentirne il calore e il battito cardiaco.
Alla madre e al bambino venga lasciato un po’ di tempo per “conoscersi”.
Qualora possibile tutte le operazioni che coinvolgono il bambino dovrebbero avvenire in modo molto delicato, evitando rumori, movimenti bruschi e luci troppo intense.
Le sale parte dovrebbero corrispondere a questa esigenza, dovrebbero essere quindi degli ambienti confortevoli, isolati acusticamente e senza luci troppo intense.

Così è stato. Mi permetto quindi di dire che non si tratta di un’innovazione ma solo dell’attuazione, giusta e da esempio per altri ospedali, di un metodo che a me ha permesso di nascere senza traumi. In sottofondo un disco di Chopin (ricorda mia madre) accompagnava i miei primi vagiti, mio padre tagliava il cordone ombelicale mentre la mia mamma mi abbracciava teneramente.
Come dicevo il mio orologio biologico non è ancora scattato, ma vorrei tanto poter fare ascere i miei fututri figli in tutta tranquilllità, con la dolcezza che si meritano.
Tanto poi quanto sia incasinato questo mondo lo scopriranno da soli…un po’ come me.

p.s. Mio padre a poche ora dalla mia nascita leggeva “La Repubblica”, per essere precisi.

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Ott-24-2006

ricetta pensata

Posted by Ilaria Mazzarotta under Dolce&Salato

Ma voi quando cucinate siete concentrati solo sugli ingredienti? Io non ci riesco. Per me cucinare è un antidoto antistress e soprattutto per avere le mani occupate?pensando. Tipo quando tempo fa facevo il Plum cake. Quella che segue l’ho scritta un po’ di tempo fa, ma sono sicura che ce ne scriverò altre…
La ricetta è vera e se riuscite a seguirla avrete ottimi risultati
?alla prossima ricetta pensata.

PLUM CAKE: 50gr. di mandorle e noci, 150 gr. di burro, una bustina di lievito per dolci, 200 gr. di zucchero, 300 gr. di farina, 2 cucchiai di rum, sale q.b., 5 uova, un limone e una arancia.

Impasta, dosa, monta a neve, aggiungi, glassa…Questo è il mio vocabolario antistress.
UNISCO I TUORLI CON LO ZUCCHERO E SBATTO CON LA FRUSTA FINCHE’ IL COMPOSTO NON DIVENTA BIANCO E SPUMOSO.
Credo che non lo vedrò mai più. Se voleva farsi sentire lo avrebbe già fatto.
SCIOLGO IL BURRO A BAGNO MARIA.
Che poi chi sarà questa Maria? Di sicuro lui la conosce, il bastardo!
UOVA E ZUCCHERO SON BEN MONTATI
Troppo montati. Ohi mica ce l?avete solo voi! Ilaria stai parlando con una crema per dolci. Torna in te! L?assaggio.
Mmmmh, il sapore di quando ero piccola e papà mi preparava lo zabaione. Com?era buono e come lo mangiavo volentieri. Uno zabaione che a quei tempi non si adagiava dolcemente sui fianchi, a meno che non ce lo spalmassi direttamente sopra.
VERSO I DUE CUCCHIAI DI RUM, (due cucchiai al plum cake, uno a me). IL BURRO SI È SCIOLTO, ORA LO AGGIUNGO ALLE UOVA CON LO ZUCCHERO, UNISCO ANCHE LA FARINA SETACCIATA E IL LIEVITO. GRATTUGIO LA SCORZA DEL LIMONE E DELL?ARANCIA E LA UNISCO AL COMPOSTO.
Profumo d?estate e limoni freschi. Menta, ghiaccio e già penso al mojito e a quella notte. Altro che ciotole sporche e piatti da lavare. Bagno di notte e gran sesso.
E INTANTO MONTO GLI ALBUMI A NEVE BEN FERMA, quanto vorrei andarmene un po? in montagna, magari in Trentino dove c?è l?aria buona. Certo che poteva farsi sentire, magari mi poteva invitare a sciare. Vin brulè, biscotti e una baita. No, questa volta non mi batte, vinco io e non lo chiamo più!
RIUNISCO TUTTI GLI INGREDIENTI, MESCOLO BENE E VERSO IN UN RECIPIENTE RIVESTITO CON CARTA DA FORNO. CI BUTTO LE NOCI, LE MANDORLE E FACCIO UN INCISIONE AL CENTRO. IN FORNO A 180° GRADI PER UN?ORA.
Sessanta minuti. Aiuto, troppo tempo devo assolutamente tenermi occupata mani e mente. Lo devo fare. Cacchio no, il telefono no. Non lo devi guardare, ferma, ferma??Ciao come stai? Ho fatto un plum cake ne vorresti una fetta??
E? PRONTO, SPOLVERIZZO CON ZUCCHERO A VELO

Ha vinto lui. La prossima volta preparerò qualcosa di più complicato!

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Ott-24-2006

Le buone maniere

Posted by Ilaria Mazzarotta under Oziare Viaggiando

Ma quando siete in treno o in aereo, UOMINI, vi alzate di corsa per aiutare una donna che cerca di prendere la sua valigiona incastrata nel portavalige? Oppure, ve ne state comodi in poltrona a guardarla stirarsi solo per vedere un po? del ventre scoperto dalla maglietta troppo corta?
Non ne posso più.
Nell?ultimo periodo mi è capitato spesso di fare Roma-Milano-Roma in treno. Lo faccio per piacere ma soprattutto perché a Milano comincia a fare un certo freschetto e io devo portare continuamente su la roba invernale. Si parla di valigie, non buste e bustine, VALIGIE!
A Roma di solito c?è il mio caro papà che mi aiuta ad incastrarle nella cappelliera dell?Eurostar. Quando arrivo a Milano, però, mi capita sempre la stessa storia, e non solo a me.
Mi alzo all?arrivo in stazione, mi allungo per prendere la valigia che il più delle volte è diventata un parte integrante della carrozzeria del treno e divento cinque centimetri più lunga per riuscire a prenderla. Io, oltretutto non sono bassa, le altre come fanno non lo so.
Fatto sta che con la coda dell?occhio mi guardo intorno e vedo uomini, ragazzi, chiamateli come vi pare, che mi guardano indifferenti e solo nell?istante in cui poggio a terra il ?mammozzone? mi chiedono: «Ha bisogno di una mano?».
Ma cavolo sei deficiente? Non vedi che ormai ho fatto? Non ci potevi pensare 10 secondi prima che mi venisse l?ernia e mi spezzassi due costole?
Non finisce qui. Una volta aperta la porta ci sono quei benedetti 3 gradini, che non sono facili da superare con: zaino in spalla, borsa, valigia con ruote e 2 sacche a tracolla (giuro l?ultima volta ero in queste condizioni). Sono in fila, sto per scendere, mi giro e guardo l?UOMO dietro me con lo sguardo di una che sta per chiedergli: «Per favore, mi passerebbe la valigia appena scendo?». Lui che fa? Tenta di superarmi, si riprende al volo intuendo la figuraccia che rischia di fare davanti a una ?giovin donzella? e poi mi dice: «Va, bene. Le passo la borsa, ma si sbrighi che ho fretta.»
COSA? Dico, la prossima volta buttami dal treno in corsa se ti do fastidio. Perché fanno tutti così? Non voglio tornare ai vecchi tempi, alle carrozze, agli uomini che aprono lo sportello, ma diamine un minimo di buon senso, gentilezza? compassione. Un minimo.
Fine dell?avventura.
Fine anche del cambio stagione.
Ora l?armadio è in ordine, sciarpe e cappelli sono ai blocchi di partenza.
Un?ultima precisazione: non siamo noi donne che ci siamo ?liberate? diventando più indipendenti, siete voi uomini che vi siete ?liberati? dalle buone maniere?la prossima che accadrà? Rutto libero!

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Ott-19-2006

ma la mamma non ve l’ha detto?

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà

Questa mattina salgo sull’autobus e una signora sta leggendo Metro. Mi scappa l’occhio sulla prima pagina e, oltre a parlare del grave incidente alla Metro di Roma (di cui non ho parlato..e non so neanche io perchè) vedo un titolone sull’ennesimo stupro alla Centrale di Milano. La prima cosa che penso è “Che palle!” non è certo una città tranquilla questa qui. Poi come al solito, incuriosita, mi vado a leggere l’articolo e scopro che una ragazza, dopo aver perso il treno di sabato sera si fa avvicinare e si mette a chiacchierare con un ragazzo egiziano (e ci tengo a sottolineare che fosse stato cinese, americano, canadese, italiano o neozelandese direi la stessa cosa) e decide di seguirlo a casa di lui, con altri amici del ragazzo. Poco dopo scatta ala violenza sulla ragazza. Fin a qui i fatti. La Polfer parla di un “fenomeno dell’approccio in stazione centrale”, insomma una tattica ben collaudata.
Ora parliamo seriamente. Ma la mamma a queste ragazze che vengono stuprate non ha mai detto che:
NON SI PARLA CON GLI SCONOSCIUTI
NON SI ACCETTANO CARAMELLE DAGLI SCONOSCIUTI
SI DEVE CONTROLLARE DOVE E CON CHI CI SI TROVA
Sono regole che valgono sicuramente per i bambini, che sono più ingenui e non pensano mai (beati loro), come prima cosa, alla cattiveria delle persone. Partendo dal presupposto che: è raccapricciante che degli uomini, se così si possono definire, abusino di una donna senza il suo consenso. Come è mai possibile che una donna, perchè l’ultima vittima aveva ben 41 anni, possa fidarsi con tale tranquillità di uno sconosciuto tanto da andarci a casa la prima sera?
Io non voglio fare la precisina o la malfidata, ma sono dell’idea che una persona è difficile da decifrare anche quando la conosci già da un po’, figuriamoci al primo incontro.
Se da una parte è giusto mettere in prima pagina casi del genere per aumentare il livello di attenzione e magari il numero di poliziotti e carabinieri di pattuglia la notte, trovo che sarebbe anche giusto chiedersi perchè la dinamica sia sempre quella.
Purtroppo è un dato di fatto. Le donne non si possono fidare degli uomini, forse mai.
Siamo sicuramente più indipendenti, più disinibite ma forse molte sono anche troppo tranquille e sicure di sé al punto di permettersi di andare a casa di uno sconosciuto subito, al primo incontro.
E io non parlo del ragazzo che conosci a una festa, o in discoteca oppure all’università. Non dico frasi del tipo “mai andrei con uno la prima sera”. Parlo di fiducia. E’ sempre un rischio, ci vuole molto di quel sesto senso di cui si parla e forse anche un po’ di fortuna, ma ad oggi non ci si può permettere di calare il livello d?attenzione,. Mai.
Mi dispiace leggere sempre più spesso di stupri, ma mi dispiace ancora di più che non ci si possa più fidare. Ad un livello forse più generale.
Attenzione, è la parola chiave e contrasta con la parola fiducia. Ma nelle relazioni sociali e personali è così. Un giusto mix di fiducia e attenzione dovrebbero permettere ad ognuno di vivere serenamente qualsiasi rapporto.
E? ovvio che sarebbe meglio potersi affidare a qualcuno invece di diffidare di tutti, ma non è facile.
Non si può avere paura di tutti, ma neanche sentirsi liberi di trovare solo il buono nelle persone. Non siamo stati creati buoni. Siamo meschini, furbi, a volte cattivi. Tutti, chi più chi meno.
Certa gente è cattivissima e allora bisogna stare ATTENTI!

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Ott-17-2006

ma quanto fa caldo a Milano?

Posted by Ilaria Mazzarotta under Accadde, accade e accadrà

Sarà perchè vengo da Roma, sarà perchè non ho mai camminato tanto come da quando abito qui, sarà perchè sono sempre indaffarata e molto più agitata del solito ma: IO HO CALDO!
E non bastava avere caldo durante il giorno, che aveva anche senso visto che c’è il sole (e non venitemi più a raccontare che Milano è sempre grigia e piove sempre), ora ho caldo pure la notte. Vorrei capire come è possibile che il 15 ottobre siano già accesi i termosifoni. E’ vero all’esterno la temperatura si è abbassata, ma in questo momento sono seduta sul divano con solo una maglietta, praticamente come d’estate. Non è possibile che io debba dormire con la finestra aperta. A me sembra a dir poco fuori luogo. Ma questo inverno come faremo? E quando nevicherà? Poi dicono che sono in aumento le influenze. Ditelo che è tutta una strategia architettata a tavolino per far guadagnare di più ai farmacisti. Per me questa è l’unica spiegazione plausibile.
E’ solo una mia sensazione? Lo so forse mi faccio troppe domande ma io, a Roma, stavo con il piumone fino a maggio e non avevao tutti questi “calori”.
A me poi Milano piace ma prima le zanzare, poi i termosifoni e poi cos’altro arriverà…LE CAVALLETTE!!
Dicono che a New York ci sia un’invasione di cimici da letto. Insomma c’è sempre chi sta peggio!
In effetti è come se stessi alle Bahamas…quasi, quasi mi vado a fare un cocktail!
notte bloggers

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Ott-17-2006

Sempre dal film…

Posted by Ilaria Mazzarotta under Ozio Visto in grande

“Fai quello che ami e vaffanculo tutto il resto!”

Non sarà la frase chiave del film forse ma a me piace…ed è l’obiettivo di una vita.

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