E’ finita la prima settimana della pupina romana a Milano e l’unico treno disponibile per tornare nella mia bella capitale era l’ES delle undici. Prima classe (ho trovato l?offerta), tarallini e caffè annacquato per cominciare. La Repubblica in omaggio mentre tutti, forse sovrastati dall’atmosfera milanese chiedono senza esitazioni Il Corriere. Mah! Ottime firme, articoli interessanti ma è un po’ come cambiare taglio di capelli scegliere un altro quotidiano. Abituata a quelle dimensioni, quelle firme che ti danno sicurezza faccio sempre fatica a leggere il giornale di Via Solferino.
A proposito della storica sede, sono passata più volte davanti al CORRIERE DELLA SERA con il batticuore e il pensiero che scivolava in quelle stanze dove i computer ticchettano gentili e i telefoni suonano assordanti (almeno così me lo immagino io). Uno sguardo su e uno al portone…non si sa mai dovesse passare un Paolo Mieli. Mi piacerebbe tanto incontrare Maria Laura Rodotà, confesso. Sarei curiosa di conoscerla e magari prenderci un caffé, meglio un aperitivo. La trovo splendida, ha un’ironia interessante e sa rispondere sempre a tono a Buttafuoco quando interviene a Otto e ½ (e lui ne è affascinato, si vede. Mentre io, nonostante le sue idee non collimino con le mie, sono un po’ affascinata da lui).
Dicevo, compro La Repubblica prima di tutto perché: che senso ha il quotidiano senza L’amaca di Michele Serra?
Il treno parte. Uno sguardo veloce a Glamour (troppe PAGINE questo mese), a Vanity e ad A tutti, più o meno, caratterizzati da un ricordo per Oriana Fallaci .
Chi l’ha conosciuta la ricorda perché “IO LA CONOSCEVO”.
Chi non l’ha mai vista la ricorda perché “CHISSA’, COM’ERA POI REALMENTE UNA GIORNALISTA DEL SUO CALIBRO?”
Poi c?è anche chi la ricorda solo perché non ha nient?altro da scrivere
a mio parere.
Oriana Fallaci è morta, era brava, andrebbe letta (come tutti gli autori capaci di usare le parole). Ognuno poi potrà farsi la sua opinione in merito alle sue idee pre e post 11 settembre, ma la cosa migliore rimane quella di raccontare la sua vita da giornalista come esempio, e non come modello, di giornalismo, come si è fatto per Montanelli e per le “VERE” firme che ci hanno regalato pagine indimenticabili di giornalismo.
Continua il viaggio, due americani scendono a Firenze e una suora prosegue come me per Roma. Intanto io mi ascolto in podcast l’ultima puntata di SABATONOTTE, del 20/5/06 un ottimo modo per non accorgersi delle ore che passano e passare per una pazza che ride da sola.
Il pezzo di Simone Tolomelli sul Chilly Intimo è esilarante, fresco?insomma chill, cool!
Mi viene da ridere ripensando a quante volte ho imprecato trovando nel bagno di qualcuno quel dosatore bianco e verde, ma non avevo mai sentito quale fosse l?effetto su un uomo e ho riso fino alle lacrime. Ve lo consiglio davvero!
Da sentire tutto…
Sono quasi a Roma, che effetto mi farà? Vedremo!
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