|
|
|
|

OzioAffaccendato

“Lo scrivere è un ozio affaccendato” Goethe

Subscribe to OzioAffaccendato

Archive for Settembre 7th, 2004

Set-7-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

EAST SIDE STORY # 02

Dali ci guarda sospettoso: “Devo aspettare l’amministratore, non posso parlare ora”.
“L’amministratore…In che senso?”
“No, vuole dire il proprietario!”
Dali con il taccuino in mano aspetta la nostra ordinazione un po’ imbarazzato. Si capisce subito che ha un debole per Mimosa.
Ilaria sceglie dal menù, cercando di capire quali ingredienti troverà in quelle ricette “esotiche”, Dali comincia il suo timido approccio “all’italiana”.
“Come tu chiami? Quanti anni hai? Dove abiti? Sei molto carina…”
Punta subito al sodo e si rilassa.
“Ma queste non sono domande, è un terzo grado!” esclama Ilaria.
Mimosa risponde ad ogni domanda divertita. Decidiamo di sederci. Tavolino di legno, ambiente spoglio e le foto dei piatti illuminate dal neon.
“Prendo il pollo e un po’ di pane…però tu ci racconti tutto!”
“Da dove vieni?” domanda Mimosa incuriosita e forse affascinato da quegli occhi scuri.
“Dal Bangladesh, ma sono sei anni che vivo a Roma, insieme ai miei fratelli.”
Dali si siede con noi e, cercando di attirare lo sguardo di Mimosa, sfoggia la sua cultura cinematografica su Bollywood non sapendo che è proprio lì dove vogliamo arrivare. Il pollo è tutta una scusa.
“Guardo solo film indiani. Le storie sono belle. Racconti d’amore, saghe familiari, amicizie. Raccontano l’India vera, i matrimoni combinati, i contrasti tra caste…”
“Sei andato a vedere i film della rassegna Bollywood di Enzimi?” - chiede Ilaria accendendo di nascosto il suo registratore.
“Si. Veramente li avevo già visti in videocassetta, a casa ne ho molti.”
“Qual è il tuo attore preferito?”
“Ajay Devgan”
“Quello che interpretava Malik in “The Company”! Praticamente un misto tra Al Pacino e Bruce Willis…” - cerca di spiegare Ilaria.
“Lui è molto famoso ma il suo film più bello è “John”. Anche Shahrukh Khan è molto bravo, però recita solo nelle storie sentimentali. Io li conosco tutti, la prossima volta chiedete consiglio a me per la scelta dei film indiani!”
“Beh, è una buona idea, cosa consiglieresti?”
“Ad esempio “Kabi Kushi Kabigam”, è un classico. Una famiglia benestante ha un figlio che vuole sposare una ragazza di una casta inferiore. La madre di lui acconsente mentre il padre non vuole. La famiglia, fino a quel momento molto serena, entra in crisi.”
“Per la serie questo matrimonio non s’ ha da fare!”
“Ma tu segui le tradizioni indiane?” continua Mimosa, alla quale il gioco del corteggiamento con Dali sembra non dispiacere.
“No, io ormai abito qui e mi sento europeo a tutti gli effetti…potrei anche sposarmi con un’italiana” - e poi guarda malizioso Mimosa.
Il pollo è pesante, la metà rimane nel piatto unto di olio speziato. Mimosa dopo la proposta guarda Ilaria in cerca di aiuto.
“Scusaci si è fatto tardi…grazie mille per la chiacchierata…”
Dali guarda l’ora, sul suo viso una smorfia fa capire che anche per lui è arrivato il momento di tornare al lavoro.
“Buona serata…la prossima volta al cinema venite con me!”
Ilaria Mazzarotta e Mimosa Martini

Per Enzimi 2004

Tags:
Set-7-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Passi da “Elefante”

Verdena: quattro ragazzi bergamaschi. Rock puro che risuona dalle casse del palco allestito in Piazza dei Cinquecento. Alberto (chitarra e voce), Roberta (basso), Luca (batteria) e il nuovo arrivato Fidel (tastiere) hanno proposto una scaletta che vai dai loro esordi all’ultimo lavoro: “Ovunque”, “Valvonauta”, “1000 anni con Elide” e “Starless” di “Solo un grande sasso”, passando per “Luna” ed “Elefante” del loro cd più recente: “Il suicidio del samurai”. Un concerto intenso, con i ritmi scanditi dagli infiniti assolo di chitarra di Alberto e dalle evoluzioni al basso di Roberta. Jam session psichedeliche, interrotte solo da una chitarra difettosa. Particolare irrilevante agli occhi e alle orecchie di chi si è goduto il concerto in ogni sua variazione di suono. I Verdena, da oltre cinque anni sulla scena rock italiana, non sono più la solita bella promessa che dura una stagione. Con l’ultimo album hanno confermato tutto il loro valore di musicisti. In attesa dell’uscita del prossimo Ep “Elefante”, a pochi minuti dal loro concerto sul palco del Festival Enzimi, Alberto e Roberta raccontano la preparazione di quest’ultimo Ep e del loro futuro.

Nel 2001 siete stati ospiti di Enzimi con il Tora!Tora! Festival a Campo Lanciani. Quest’anno la location è cambiata. Che effetto fa suonare di fronte alla Stazione Termini?
Alberto: A me va bene…forse mette un certo imbarazzo.
Roberta: se fossimo dalle nostre parti direi “robboso” perché di solito le persone intorno alla stazione sono un po’ “particolari”…vedremo.
A Ottobre uscirà il nuovo Ep “Elefante”. Dopo Luna e il singolo di Phantastica come mai avete scelto proprio questo brano?
A: Per ogni album di solito registriamo un paio di Ep. Quest’anno c’è stato anche il singolo di Phantastica da cui è nato un video credo molto interessante. Per quel che riguarda il nuovo Ep a me sarebbe andato bene qualsiasi pezzo. Diciamo che abbiamo assecondato le richieste dei nostri fans…
E’ stato annunciato che all’interno dell’Ep Elefante non ci saranno cover, come di solito facevate. Come mai?
A: Volevamo fare una cosa nuova e soprattutto riempire la gente di nuove soluzioni.
Nel brano “Passi da gigante”, contenuto proprio nel prossimo EP, avete inserito altri due membri: Andrea Gaspari alla batteria elettronica Nagalia Calori alle trombe. Siete nati come trio, ora siete quattro…avete intenzione di diventare un’orchestra!
A: Credo che nei prossimi dischi ci sarà sempre più gente, che starà con noi e suonerà con noi. Abbiamo tanti amici che girano nel nostro studio e credo che chiunque entri debba lasciare la propria impronta, perché influenza noi e la nostra musica. Andrea e Nagalia sono nostri amici ma non sanno realmente suonare… il bello è proprio che li suonano in una maniera completamente anarchica e che sembra una cosa velleitaria.
L’ultimo album “il suicidio dei samurai” è stato autoprodotto. Credete di voler continuare con l’autogestione anche in futuro?
A: Per sempre! Almeno io credo che dovremmo farlo, per sempre.
R: Ormai abbiamo costruito il nostro studio di registrazione, l’Henhouse Studio, e comprato tutta l’apparecchiatura. Era il nostro punto d’arrivo sin dal primo disco, ma non avevamo le possibilità né i mezzi. Ora continueremo sempre così.
Le recensioni dell’ultimo album hanno parlato di maturità artistica. Non siete più considerati solo degli enfant prodige del rock italiano. Voi vi sentite veramente così maturati?
A: No! Io spero proprio di non raggiungerla mai la maturità, almeno fino all’ultimo disco. Solo in quel momento arriverà la vera maturazione e forse sarà anche la fine…
Si dice che il secondo lavoro di un artista è sempre il più atteso perché deve confermare le aspettative del pubblico e della critica. Come avete vissuto l’uscita del vostro terzo album?
A: Ogni volta è sempre la stessa storia. L’ultimo disco è sempre quello più atteso!
R: E’ vero, comunque credo che quest’anno abbiamo avuto meno pressioni esterne, sia perché abbiamo registrato da soli, circondati da soli amici, sia perché abbiamo fatto il disco prendendoci i nostri tempi. Sicuramente c’è stata meno tensione intorno a noi e quindi non sentivamo troppo il peso delle aspettative.
Sin dal primo album le critiche hanno puntato il dito sui testi delle canzoni. Sono stati più volte descritti come “senza senso”. I testi de “Il suicidio dei Samurai”, invece, hanno ricevuto ottime critiche. Hai cambiato volutamente, proprio a causa di quello che è stato detto, il tuo modo di scrivere o non ti l’hai fatto senza darci troppo peso?
A: Mi sono impegnato di più, questo è sicuro. Ad ogni modo a me piacciono tutti i testi. Nel senso che mi piacciono come stanno sopra la musica. Non è tanto il testo in sé che m’interessa, non amo leggere le parole che scrivo senza la musica, non avrebbe senso. Noi siamo un gruppo che fa musica e i testi hanno un ruolo marginale.
1999 “Verdena”, 2001 “Solo un grande sasso”, 2004 “il suicidio dei samurai”. Credete che dovremmo aspettare altri due anni per il prossimo lavoro?
R: Ora abbiamo il nostro studio di registrazione. Finito il tour non sappiamo che succederà! Potremmo iniziare subito o metterci un po’ di più. Una cosa è certa: appena abbiamo pronto qualcosa lo registriamo subito..poi si vedrà!
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

Tags:
Set-7-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Fior di Verdena

Roma: serata limpida di fine agosto. Io e Matteo, un vecchio amico, reduci dai viaggi estivi, decidiamo di farci un giro a Trastevere.
Quattro chiacchiere e una birra, tra l’estate che si chiude e settembre che bussa alle porte.
Roma torna a farsi vivere e noi due camminiamo per il centro con lo sguardo perso di chi sa che questa città è parte di noi: ci coccola, ci cattura e c’ingoia per farci ritornare, con dolcezza, nella consueta routine invernale.
Matteo lo conosco da qualche anno ma non ci frequentiamo con costanza. Ci sono occasioni, però, in cui è la migliore compagnia che si possa desiderare: mostre, concerti, cinema e così via. È un tipo interessante, Matteo. Studia nella mia stessa facoltà e suona in un piccolo gruppo, con degli amici. Non sono ancora andata a sentirli, anche se tutte le volte gli prometto di farlo. La conversazione, con lui, è sempre stimolante. Tra una risata e un sorso amaro di birra, traditi dai ricordi estivi, Matteo ed Io caschiamo nella trappola dei “progetti per settembre”…neanche fosse Capodanno.

I: “Mi devo mettere a preparare altri esami…”
M: “A chi lo dici. Addio divertimenti, serate all’aperto. Comunque abbiamo ancora un’occasione per divertirci. Ti ricordi l’anno scorso, a Settembre, cosa abbiamo fatto?”
I: “Hai ragione, il Festival di Enzimi! Anche quest’anno lo fanno all’Esquilino e ci sono tanti artisti. Inizia il 5 settembre e c’è Kelis che apre le serate.”
M: “Ci sono anche…”
I: “ I Têtes de Bois, Morgan…”
M: “Sì, sì! Ma io parlo dei…”
I : “Della rassegna Bollywood…”
M: “I VERDENA!!!”
I: “ Che urli! Io non li conosco bene. È rock, italiano, sono ragazzi…”
M: “I Verdena saranno pure ragazzi ma hanno una marcia in più. Sono uno dei miei gruppi preferiti. Li conosco da quando sono apparsi per la prima volta all’Heineken Jammin Festival, nel 1999.”
I: “Lo sai che non sono una grande esperta di rock. Ho sentito qualcosa e non sono male. Di Valvonauta ricordo anche le parole: Mi affogherei e anche se non mi viene io senza lei e anche se non c’è miele… Anche Luna, una delle ultime, mi piace. Per il resto non ne so molto.”
M: “I Verdena sono una delle realtà più solide in circolazione, è difficile trovare qualcosa di meglio nel panorama rock. Attenzione, però, non sono solo Valvonauta, il primo pezzo a diventare famoso. I Verdena sono musicisti veri come pochi. Si tratta di musica viscerale ma estremamente raffinata. Sono un gruppo completo, originale, autentico, senza cadute di tono e di qualità. È difficile trovare una loro canzone che non sia buona. Il cantato mantiene una vena melodica anche nelle parti più pesanti; non degenera mai in rigurgiti gutturali oppure in monotone e insopportabili cantilene para hip-hop o new-metal. Gli arrangiamenti sono curatissimi. Le dinamiche sonore sono inappuntabili, come la qualità analogica del suono stesso e della strumentazione vintage.”
I: “Accidenti. Sapevo ti piacesse il rock ma non credevo fossi un critico così attento. Sono davvero così speciali?”
M: “È una band in costante evoluzione, dal più diretto album d’esordio, Verdena, alle dilatazioni progressive, le intrusioni psichedeliche e gli arrangiamenti complessi di Solo Un Grande Sasso. Per non parlare dell’accordo tra schiettezza e sperimentazione dell’ultimo album, che è uscito quest’anno: Il Suicidio Dei Samurai, bellissimo.”
I: “Sarà… ma dal vivo come sono?”
M: “La solita scettica! I concerti dei Verdena arrivano diritti allo stomaco, con sonorità granitiche e compatte. I pezzi sono suonati in maniera superba; i loro brani sono talmente emozionali e coinvolgenti che dal vivo raggiungono l’apice. Le scalette sono indovinate, con le canzoni che, pur provenendo da dischi sonoramente distanti, dal vivo risultano più omogenee, anche grazie ad arrangiamenti spesso riadattati. Hanno uno stile personale, davvero valido e, pur avendo raggiunto il successo, restano sempre disponibili nei confronti dei fan.”
I: “Io sarò scettica ma mi è venuta una gran voglia di vederli e di sentirli. Vedrai, saremo in prima fila sotto il palco di Enzimi.”
M: “Non ti deluderanno. Una volta ho letto un’intervista in cui Roberta, quella che suona il basso, riferendosi ad un loro cd ha detto: Credo sia una forte esperienza emotiva, legata ai sensi. Lo consiglio a chi ha voglia di farsi emozionare. Le stesse parole che potrei dirti io giudicandoli dal vivo”.
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

Tags: