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OzioAffaccendato

“Lo scrivere è un ozio affaccendato†Goethe

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Archive for Settembre, 2004

Set-11-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Rockaz.net

Piazza Vittorio, attraversando i cancelli in ferro battuto è Enzimi Festival. Infopoint, ristoranti, una libreria, il cinema. Appena entrati, sulla destra, si trova uno dei luminosi stand arancioni, difficile da non notare. Un ragazzo alto e moro vende magliette “popâ€. Il suo nome è Hardo Rockaz, naturalmente un nome d’arte. Hardo Rockaz vuole mantenere un’identità nascosta, qualcosa però siamo riusciti a scoprirla. Partiamo dall’infanzia, perché Rockaz a 11 anni era un piccolo Zorro che seguiva la musica hip hop, andava sullo skate e guardava i film culto americani che qualsiasi writer che si rispetti ha visto almeno una volta nella vita: Wild Stile e Beat Street. Si firmava Zed: forse qualcuno il suo marchio l’ha trovato sul muro sotto casa o sulla metro che stava per prendere. Dall’88, per quasi cinque anni nella zona tra Eur e Spianceto, si aggirava con il suo gruppo e si esprimeva disegnando sui muri.
Il fenomeno dei writers nasce a New York, intorno agli anni ’70, come mezzo di espressione per i ragazzi dei ceti più bassi. Ci sono due “scuoleâ€: i writers, che puntano solo a coprire quanti più vagoni della metro sia possibile con i propri tag (le loro firme), usando uno stile veloce, per questioni di tempo, curati soprattutto nel lettering. Poi ci sono i graffitari, che ricoprono i muri delle periferie dando molta importanza al disegno, realizzando quasi dei veri e propri murales, delle vere e proprio scenografie metropolitane.
Il nostro Hardo Rockaz fa parte di questa secondo stile ma smette di fare il writer quando quest’attività comincia a diventare un fenomeno di massa. Cresce, comincia a lavorare e si appassiona di musica e cinema. Cambia il suo nome in Hardo Rockaz e comincia con la sua crew a progettare nuove forme di comunicazione. Nel ’96 nasce il progetto Rockaz®. Il termine deriva dallo slang rockers, gang inglese di appassionati di rock vissuti intorno a metà degli anni ’50. “To rockâ€: spaccare. I rockers sono un gruppo che “spacca†in senso figurato, cioè fanno qualcosa di innovativo. Disegnano ancora graffiti alla periferia di Roma (operazioni di writing soprattutto promozionali), effettuano sound system con diversi artisti romani, hanno uno studio di registrazione che produce musica, stanno per mettere on line un portale di divulgazione di eventi.
Per finanziare tutto ciò nasce l’idea delle magliette. Quelle che trovate nel primo stand a destra di Piazza Vittorio e che troverete in vendita on-line verso fine settembre sul sito www.rockaz.net.
Icone del cinema come Marlon Brando in “The Godfatherâ€, Al Pacino in “Scarfaceâ€, Uma Thurman in “Pulp Fiction†diventano i simboli della cultura pop. Colori sgargianti e stile graffitaro, schizzi nati dalla penna di Hardo Rockaz che digitalizzati diventano pezzi in serie limitata. Tra le magliette esposte ci sono anche i lavori di altri artisti: Vandals inside, Trustever, Roman Skateboard, Law and Order, Why Stile. Nuove firme di Roma, con un ricco background fatto di hip hop, rap, skateboard e fumetti.
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

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Set-11-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Odissea in forma di Pop, tra Lennon e Battisti

Giovani, bambini, anziani. Qualche cane, che forse qualcuno ha già ribattezzato Argo. Questo il pubblico, attento e curioso, che ha assistito ai tre odierni aedi che hanno interpretano e colmato di nuovi suoni e moderne canzoni la storia di Odisseo. Ricco ed emozionante, il viaggio di quest’uomo ci viene narrato con voce dolce da Monica Demuru, accompagnata dai ritmi del contrabbasso di Ferruccio Spinetti e dalle variazioni vocali di Petra Magoni. Un repertorio che spazia dalla musica antica, a Battisti e Mina, per finire con una raffinata interpretazione dell’eterna “Immagine†di John Lennon. “La scelta dei brani proposti - come raccontano gli stessi protagonisti di quest’originale “Odissea Pop-sconcerto in versi e canzoni†- è stata fatta in base ai sentimenti che questa opera ci ha suscitato. Emozioni sempre molto attuali, perché quella di Odisseo è una storia moderna. Abbiamo associato le canzoni a quelli che potevano essere i sentimenti dei personaggi. Inoltre, tre composizioni sono nostreâ€. L’esordio romano dei tre artisti, che provengono da esperienze musicali trasversali, dal jazz al pop estremo, dal rock alla canzone italiana, è stato applaudito a lungo. Un debutto notturno, in un luogo come Piazza Vittorio, che ha “spiazzato†sia gli interpreti sia il pubblico. “Eravamo comunque certi – continua Monica Demuru - che l’Odissea poteva funzionare anche nel cuore della notte, in una location come questa. Cercavamo un lavoro poetico che avesse una forza narrativa intensa, che rinunciasse alla scelta tutta novecentesca del frammento. Abbiamo pensato all’opera di Omero perché il momento storico che stiamo vivendo ha un forte bisogno di “cucire le fila†e quindi cercavamo qualcosa di profondamente narrativo. Questo poema epico, oltre ad essere attuale e raccontabile, è ricco di varianti ed estremamente strutturato al suo interno. E’ una forma cornucopia che può accogliere molto dentro di sé, ma, allo stesso tempo, è sempre disponibile ad essere trasformata da altre forme poetiche e musicali, le quali hanno, tutte, una caratteristica comune: il verso. La forma poetica basilare, la più antica, che accosta le parole per allitterazione, per senso musicale. L’Odissea, che era già musicale di suo, anche in versi sciolti, poteva essere arricchita da qualunque tipo di musica.â€. Questa variante dell’Odisseo ha fatto calare un silenzio attento sulla piazza. In tanti avranno improvvisamente ripercorso i tempi della scuola, quando Omero era un nemico, imposto e noioso. Forse, se l’avessimo imparato ascoltandolo in questa versione “sconcertante†l’avremmo apprezzato di più. Gli inserimenti ironici del musicista casertano Ferruccio Spinetti, senza esagerazioni, hanno reso ancora più interessante i venti, lunghi, anni di viaggio di Odisseo. Le epiche vicende d’amori, eroi, guerre e viaggi, raccontate così, saranno la sicura ninna nanna della figlia di Petra Magoni, sul palco in dolce attesa.
Ilaria Mazzarotta

per http://www.enzimi.com/2004/it/magazine_gxg_dett.asp?col2=11&id=1016

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Set-9-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Attraversando la metropoli

Attraversare: passare attraverso, percorrere passando da una parta all’altra, perciò vivere e sperimentare. Capita spesso di attraversare istanti della nostra vita, passargli davanti, magari più volte, senza riuscire ad afferrare per sempre quegli attimi. La stazione Termini di Roma è il luogo di passaggio di molte anime. Chi parte, chi torna, chi non vorrebbe partire o chi non vorrebbe tornare. Gente che si abbraccia, che urla, che scherza o semplicemente resta in silenzio davanti a un binario. E’ all’interno di questo snodo metropolitano che il gruppo di teatro romano Margine Operativo (www.margineoperativo.net) ha dato il via, per il quarto anno consecutivo, ad “Attraversamenti Multipliâ€. Ideato e coordinato da Alessandra Ferraro e Pako Graziani; promosso dal Comune di Roma, dalla Provincia di Roma e dal Municipio Roma X; in collaborazione con: Zone Attive, Metro S.p.A, Grandi Stazioni, Cotral ed Enzimi. Un progetto che riunisce performance, teatro, installazioni, video e dj set. Prima tappa di un viaggio che si concluderà in occasione della Notte Bianca e che, per il terzo anno consecutivo comincia proprio all’interno di Enzimi.
“Attraversamenti Multipli è nato nel 2001, grazie al supporto di Zone Attive, – ricorda Alessandra Ferraro di Margine Operativo - quindi ci fa sempre piacere attraversare con le nostre performance il corpo multisfaccettato di Enzimiâ€. Sei ore di eventi e performance che hanno catturato, anche solo per pochi attimi, l’attenzione del “popolo che attraversaâ€. “Le reazioni del pubblico negli anni sono sempre positive. Ci piace poter riuscire a creare una sospensione temporale, anche minima, nella vita quotidiana dei passanti. Riuscire a scardinare tutto ciò, anche solo per pochi minuti ci sembra interessante. Noi – continua Alessadra Ferraro - come Margine Operativo, puntiamo su un’arte non autoreferenziale ma che sappia parlare al proprio tempo e alla propria contemporaneità, connettersi con luoghi come la stazione. Questo luogo duro, con i neon e il suo flusso continuo ci affascina e c’ispiraâ€
Snodo centrale di “Attraversamenti multipli†è “Teleradio Metropoliâ€, la tv-radio live experience organizzata da Margine Operativo e Riot Generation Video che ha diffuso i suoi messaggi, la sua musica e i suoi video. Una televisione live e una radio performativa che racconta la metropoli e le sue mille voci, intervallando le altre azioni performative. Tra le performance anche l’installazione sociale “Amiciâ€, dell’Accademia degli Artefatti, che ha regalato con i suoi personaggi-reali in vetrina amicizie, futuri amori o anche solo un po’ di compagnia a chi guardava divertito i videomessaggi. “Un’installazione sociale in divenire che vuole smontare e ribaltare i meccanismi dei rapporti umani e delle nuove forme di reality fictionâ€: spiega Elio Castellana ideatore del progetto.
Il Tony Clifton Circus ha partecipato con il breve, crudo, ironico e cinico: “Mi dà igual†facendo riflettere il pubblico sulla diversità, e per un attimo tutto è sembrato tacere. Il programma in continuo divenire era composto anche da: performance di danza di Catia Dalla Muta, reading di Roberto Latini del Fortebraccio Teatro, l’installazione-performance “Il Castello Interiore†dei Casina Benedetta e i paesaggi sonori di Mad Pat. L’evento-organismo degli “Attraversamenti Multipli†continuerà il suo viaggio nelle giornate del 14 settembre, presso la Metro Numidio Quadrato, e il 18 in occasione della “Notte Biancaâ€, presso la Stazione Metro Anagnina. Giunto ormai al decimo anno di attività il nucleo di “margine Operativo†continua a dedicare a Roma e alle metropoli del mondo la sua attività. “Attraversamenti multipli†è un atto d’amore verso la metropoli e i suoi abitanti.
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

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Set-8-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

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Il Rugby? Una scuola di vita

Icaro, la volontà di volare sempre più in alto. Con la mente, con la curiosità, creando nuovi modelli per un mondo che si pone nuove domande e cerca nuove risposte. Superare le barriere della banalità attraverso il Festival Enzimi e il premio Icaro, International and Contemporary Award of Rome. Alla sua prima edizione il premio, patrocinato dal Comune di Roma e realizzato da Zone Attive ed Alos Communication in collaborazione con Lab.com, ha premiato il personaggio dello spettacolo, sport, cultura e società che più si è distinto per la qualità delle proprie produzioni o per il proprio recente percorso professionale. I candidati sono stati selezionati attraverso le ricerche del Lab.com, insieme con un campione di ragazzi universitari tra i 23 e i 26 anni. Sono stati scelti 16 personaggi, nuovi modelli che escono dai soliti canoni imposti dai mass media. Votati tramite interent (www.icaroaward.it), alla fase finale sono arrivati: Andrea De Rossi, Syusy Blady e Patrizio Roversi, Milena Gabanelli, Stefano Vajtho e il collettivo di scrittori Wu Ming. Personaggi che non sempre occupano le prime pagine dei giornali ma che hanno colpito i giovani e che, da questo punto di vista, rappresentano meglio la società italiana e i suoi valori in evoluzione. Caratteristica comune dei candidati è un’etica forte, parte fondante del loro essere nella vita di tutti i giorni e nella professione che svolgono. Il vincitore di questa prima edizione è Andrea De Rossi, capitano della squadra azzurra di rugby. A premiarlo Luca Bergamo, direttore generale di Zone Attive, e il presentatore della serata Ignazio Raso, attore ed ex vj di MTV.
Il rugby è uno sport d’antica tradizione che si cominciò a giocare in Inghilterra già dalla metà del XIX secolo. Fair play e lealtà sono alla base di questo gioco che in Italia sta cominciando ad appassionare ma che ancora non fa parte della nostra cultura. Andrea De Rossi è il testimone principe dei valori che questo sport insegna. Ha iniziato a giocare a 13 anni e se ne è subito innamorato. Il rugby non pone limiti fisici e permette a tutti di praticarlo. “È una scuola di vita. La lotta in campo è reale, ma esiste un codice non scritto fatto di lealtà e rispetto non solo in campo ma soprattutto sugli spalti. Il rugby è uno sport di squadra che fa crescere le persone insegnando valori che nessun altro gioco può vantare. L’aspetto fondamentale è che questi valori si rispettano davvero. In campo si combatte e per vincere ci si deve impegnare molto, ma d’altronde è quello che avviene nella vita di tutti i giorni.â€. L’amore per questo sport si legge nelle parole e negli occhi di Andrea De Rossi. Emozionato per aver vinto questo premio: “Visto che è la prima volta che lo assegnano ne sono fiero e ne sento la responsabilità. Sono colpito che mi abbiano votato e spero che lo abbiamo non solo per quello che dimostro in campo ma anche per quello che sono come persona. E’ la degna conclusione per un anno per me molto importante e ricco d’emozioni, in campo professionale e non.†Per una volta il rugby, in Italia, ha battuto il calcio. Il diretto avversario nel campo dello sport tra i candidati del premio Icaro era, infatti, Gianfranco Zola. Sorpreso ma felice De Rossi ha commentato così: “Forse Zola non si è impegnato! Non importa comunque contro chi ho vinto, l’importante è aver vinto questo premio di cui sono davvero onorato.â€
Ilaria Mazzarotta

Per http://www.enzimi.com/2004/it/magazine_gxg_dett.asp?col2=08&id=917

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Set-7-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

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EAST SIDE STORY # 02

Dali ci guarda sospettoso: “Devo aspettare l’amministratore, non posso parlare oraâ€.
“L’amministratore…In che senso?â€
“No, vuole dire il proprietario!â€
Dali con il taccuino in mano aspetta la nostra ordinazione un po’ imbarazzato. Si capisce subito che ha un debole per Mimosa.
Ilaria sceglie dal menù, cercando di capire quali ingredienti troverà in quelle ricette “esoticheâ€, Dali comincia il suo timido approccio “all’italianaâ€.
“Come tu chiami? Quanti anni hai? Dove abiti? Sei molto carina…â€
Punta subito al sodo e si rilassa.
“Ma queste non sono domande, è un terzo grado!†esclama Ilaria.
Mimosa risponde ad ogni domanda divertita. Decidiamo di sederci. Tavolino di legno, ambiente spoglio e le foto dei piatti illuminate dal neon.
“Prendo il pollo e un po’ di pane…però tu ci racconti tutto!â€
“Da dove vieni?†domanda Mimosa incuriosita e forse affascinato da quegli occhi scuri.
“Dal Bangladesh, ma sono sei anni che vivo a Roma, insieme ai miei fratelli.â€
Dali si siede con noi e, cercando di attirare lo sguardo di Mimosa, sfoggia la sua cultura cinematografica su Bollywood non sapendo che è proprio lì dove vogliamo arrivare. Il pollo è tutta una scusa.
“Guardo solo film indiani. Le storie sono belle. Racconti d’amore, saghe familiari, amicizie. Raccontano l’India vera, i matrimoni combinati, i contrasti tra caste…â€
“Sei andato a vedere i film della rassegna Bollywood di Enzimi?†- chiede Ilaria accendendo di nascosto il suo registratore.
“Si. Veramente li avevo già visti in videocassetta, a casa ne ho molti.â€
“Qual è il tuo attore preferito?â€
“Ajay Devganâ€
“Quello che interpretava Malik in “The Companyâ€! Praticamente un misto tra Al Pacino e Bruce Willis…†- cerca di spiegare Ilaria.
“Lui è molto famoso ma il suo film più bello è “Johnâ€. Anche Shahrukh Khan è molto bravo, però recita solo nelle storie sentimentali. Io li conosco tutti, la prossima volta chiedete consiglio a me per la scelta dei film indiani!â€
“Beh, è una buona idea, cosa consiglieresti?â€
“Ad esempio “Kabi Kushi Kabigamâ€, è un classico. Una famiglia benestante ha un figlio che vuole sposare una ragazza di una casta inferiore. La madre di lui acconsente mentre il padre non vuole. La famiglia, fino a quel momento molto serena, entra in crisi.â€
“Per la serie questo matrimonio non s’ ha da fare!â€
“Ma tu segui le tradizioni indiane?†continua Mimosa, alla quale il gioco del corteggiamento con Dali sembra non dispiacere.
“No, io ormai abito qui e mi sento europeo a tutti gli effetti…potrei anche sposarmi con un’italiana†- e poi guarda malizioso Mimosa.
Il pollo è pesante, la metà rimane nel piatto unto di olio speziato. Mimosa dopo la proposta guarda Ilaria in cerca di aiuto.
“Scusaci si è fatto tardi…grazie mille per la chiacchierata…â€
Dali guarda l’ora, sul suo viso una smorfia fa capire che anche per lui è arrivato il momento di tornare al lavoro.
“Buona serata…la prossima volta al cinema venite con me!â€
Ilaria Mazzarotta e Mimosa Martini

Per Enzimi 2004

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Set-7-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

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Passi da “Elefante”

Verdena: quattro ragazzi bergamaschi. Rock puro che risuona dalle casse del palco allestito in Piazza dei Cinquecento. Alberto (chitarra e voce), Roberta (basso), Luca (batteria) e il nuovo arrivato Fidel (tastiere) hanno proposto una scaletta che vai dai loro esordi all’ultimo lavoro: “Ovunqueâ€, “Valvonautaâ€, “1000 anni con Elide†e “Starless†di “Solo un grande sassoâ€, passando per “Luna†ed “Elefante†del loro cd più recente: “Il suicidio del samuraiâ€. Un concerto intenso, con i ritmi scanditi dagli infiniti assolo di chitarra di Alberto e dalle evoluzioni al basso di Roberta. Jam session psichedeliche, interrotte solo da una chitarra difettosa. Particolare irrilevante agli occhi e alle orecchie di chi si è goduto il concerto in ogni sua variazione di suono. I Verdena, da oltre cinque anni sulla scena rock italiana, non sono più la solita bella promessa che dura una stagione. Con l’ultimo album hanno confermato tutto il loro valore di musicisti. In attesa dell’uscita del prossimo Ep “Elefanteâ€, a pochi minuti dal loro concerto sul palco del Festival Enzimi, Alberto e Roberta raccontano la preparazione di quest’ultimo Ep e del loro futuro.

Nel 2001 siete stati ospiti di Enzimi con il Tora!Tora! Festival a Campo Lanciani. Quest’anno la location è cambiata. Che effetto fa suonare di fronte alla Stazione Termini?
Alberto: A me va bene…forse mette un certo imbarazzo.
Roberta: se fossimo dalle nostre parti direi “robboso†perché di solito le persone intorno alla stazione sono un po’ “particolariâ€â€¦vedremo.
A Ottobre uscirà il nuovo Ep “Elefanteâ€. Dopo Luna e il singolo di Phantastica come mai avete scelto proprio questo brano?
A: Per ogni album di solito registriamo un paio di Ep. Quest’anno c’è stato anche il singolo di Phantastica da cui è nato un video credo molto interessante. Per quel che riguarda il nuovo Ep a me sarebbe andato bene qualsiasi pezzo. Diciamo che abbiamo assecondato le richieste dei nostri fans…
E’ stato annunciato che all’interno dell’Ep Elefante non ci saranno cover, come di solito facevate. Come mai?
A: Volevamo fare una cosa nuova e soprattutto riempire la gente di nuove soluzioni.
Nel brano “Passi da giganteâ€, contenuto proprio nel prossimo EP, avete inserito altri due membri: Andrea Gaspari alla batteria elettronica Nagalia Calori alle trombe. Siete nati come trio, ora siete quattro…avete intenzione di diventare un’orchestra!
A: Credo che nei prossimi dischi ci sarà sempre più gente, che starà con noi e suonerà con noi. Abbiamo tanti amici che girano nel nostro studio e credo che chiunque entri debba lasciare la propria impronta, perché influenza noi e la nostra musica. Andrea e Nagalia sono nostri amici ma non sanno realmente suonare… il bello è proprio che li suonano in una maniera completamente anarchica e che sembra una cosa velleitaria.
L’ultimo album “il suicidio dei samurai†è stato autoprodotto. Credete di voler continuare con l’autogestione anche in futuro?
A: Per sempre! Almeno io credo che dovremmo farlo, per sempre.
R: Ormai abbiamo costruito il nostro studio di registrazione, l’Henhouse Studio, e comprato tutta l’apparecchiatura. Era il nostro punto d’arrivo sin dal primo disco, ma non avevamo le possibilità né i mezzi. Ora continueremo sempre così.
Le recensioni dell’ultimo album hanno parlato di maturità artistica. Non siete più considerati solo degli enfant prodige del rock italiano. Voi vi sentite veramente così maturati?
A: No! Io spero proprio di non raggiungerla mai la maturità, almeno fino all’ultimo disco. Solo in quel momento arriverà la vera maturazione e forse sarà anche la fine…
Si dice che il secondo lavoro di un artista è sempre il più atteso perché deve confermare le aspettative del pubblico e della critica. Come avete vissuto l’uscita del vostro terzo album?
A: Ogni volta è sempre la stessa storia. L’ultimo disco è sempre quello più atteso!
R: E’ vero, comunque credo che quest’anno abbiamo avuto meno pressioni esterne, sia perché abbiamo registrato da soli, circondati da soli amici, sia perché abbiamo fatto il disco prendendoci i nostri tempi. Sicuramente c’è stata meno tensione intorno a noi e quindi non sentivamo troppo il peso delle aspettative.
Sin dal primo album le critiche hanno puntato il dito sui testi delle canzoni. Sono stati più volte descritti come “senza sensoâ€. I testi de “Il suicidio dei Samuraiâ€, invece, hanno ricevuto ottime critiche. Hai cambiato volutamente, proprio a causa di quello che è stato detto, il tuo modo di scrivere o non ti l’hai fatto senza darci troppo peso?
A: Mi sono impegnato di più, questo è sicuro. Ad ogni modo a me piacciono tutti i testi. Nel senso che mi piacciono come stanno sopra la musica. Non è tanto il testo in sé che m’interessa, non amo leggere le parole che scrivo senza la musica, non avrebbe senso. Noi siamo un gruppo che fa musica e i testi hanno un ruolo marginale.
1999 “Verdenaâ€, 2001 “Solo un grande sassoâ€, 2004 “il suicidio dei samuraiâ€. Credete che dovremmo aspettare altri due anni per il prossimo lavoro?
R: Ora abbiamo il nostro studio di registrazione. Finito il tour non sappiamo che succederà! Potremmo iniziare subito o metterci un po’ di più. Una cosa è certa: appena abbiamo pronto qualcosa lo registriamo subito..poi si vedrà!
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

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Set-7-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Fior di Verdena

Roma: serata limpida di fine agosto. Io e Matteo, un vecchio amico, reduci dai viaggi estivi, decidiamo di farci un giro a Trastevere.
Quattro chiacchiere e una birra, tra l’estate che si chiude e settembre che bussa alle porte.
Roma torna a farsi vivere e noi due camminiamo per il centro con lo sguardo perso di chi sa che questa città è parte di noi: ci coccola, ci cattura e c’ingoia per farci ritornare, con dolcezza, nella consueta routine invernale.
Matteo lo conosco da qualche anno ma non ci frequentiamo con costanza. Ci sono occasioni, però, in cui è la migliore compagnia che si possa desiderare: mostre, concerti, cinema e così via. È un tipo interessante, Matteo. Studia nella mia stessa facoltà e suona in un piccolo gruppo, con degli amici. Non sono ancora andata a sentirli, anche se tutte le volte gli prometto di farlo. La conversazione, con lui, è sempre stimolante. Tra una risata e un sorso amaro di birra, traditi dai ricordi estivi, Matteo ed Io caschiamo nella trappola dei “progetti per settembreâ€â€¦neanche fosse Capodanno.

I: “Mi devo mettere a preparare altri esami…â€
M: “A chi lo dici. Addio divertimenti, serate all’aperto. Comunque abbiamo ancora un’occasione per divertirci. Ti ricordi l’anno scorso, a Settembre, cosa abbiamo fatto?â€
I: “Hai ragione, il Festival di Enzimi! Anche quest’anno lo fanno all’Esquilino e ci sono tanti artisti. Inizia il 5 settembre e c’è Kelis che apre le serate.â€
M: “Ci sono anche…â€
I: “ I Têtes de Bois, Morgan…â€
M: “Sì, sì! Ma io parlo dei…â€
I : “Della rassegna Bollywood…â€
M: “I VERDENA!!!â€
I: “ Che urli! Io non li conosco bene. È rock, italiano, sono ragazzi…â€
M: “I Verdena saranno pure ragazzi ma hanno una marcia in più. Sono uno dei miei gruppi preferiti. Li conosco da quando sono apparsi per la prima volta all’Heineken Jammin Festival, nel 1999.â€
I: “Lo sai che non sono una grande esperta di rock. Ho sentito qualcosa e non sono male. Di Valvonauta ricordo anche le parole: Mi affogherei e anche se non mi viene io senza lei e anche se non c’è miele… Anche Luna, una delle ultime, mi piace. Per il resto non ne so molto.â€
M: “I Verdena sono una delle realtà più solide in circolazione, è difficile trovare qualcosa di meglio nel panorama rock. Attenzione, però, non sono solo Valvonauta, il primo pezzo a diventare famoso. I Verdena sono musicisti veri come pochi. Si tratta di musica viscerale ma estremamente raffinata. Sono un gruppo completo, originale, autentico, senza cadute di tono e di qualità. È difficile trovare una loro canzone che non sia buona. Il cantato mantiene una vena melodica anche nelle parti più pesanti; non degenera mai in rigurgiti gutturali oppure in monotone e insopportabili cantilene para hip-hop o new-metal. Gli arrangiamenti sono curatissimi. Le dinamiche sonore sono inappuntabili, come la qualità analogica del suono stesso e della strumentazione vintage.â€
I: “Accidenti. Sapevo ti piacesse il rock ma non credevo fossi un critico così attento. Sono davvero così speciali?â€
M: “È una band in costante evoluzione, dal più diretto album d’esordio, Verdena, alle dilatazioni progressive, le intrusioni psichedeliche e gli arrangiamenti complessi di Solo Un Grande Sasso. Per non parlare dell’accordo tra schiettezza e sperimentazione dell’ultimo album, che è uscito quest’anno: Il Suicidio Dei Samurai, bellissimo.â€
I: “Sarà… ma dal vivo come sono?â€
M: “La solita scettica! I concerti dei Verdena arrivano diritti allo stomaco, con sonorità granitiche e compatte. I pezzi sono suonati in maniera superba; i loro brani sono talmente emozionali e coinvolgenti che dal vivo raggiungono l’apice. Le scalette sono indovinate, con le canzoni che, pur provenendo da dischi sonoramente distanti, dal vivo risultano più omogenee, anche grazie ad arrangiamenti spesso riadattati. Hanno uno stile personale, davvero valido e, pur avendo raggiunto il successo, restano sempre disponibili nei confronti dei fan.â€
I: “Io sarò scettica ma mi è venuta una gran voglia di vederli e di sentirli. Vedrai, saremo in prima fila sotto il palco di Enzimi.â€
M: “Non ti deluderanno. Una volta ho letto un’intervista in cui Roberta, quella che suona il basso, riferendosi ad un loro cd ha detto: Credo sia una forte esperienza emotiva, legata ai sensi. Lo consiglio a chi ha voglia di farsi emozionare. Le stesse parole che potrei dirti io giudicandoli dal vivoâ€.
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

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Set-6-2004

Roma-Enzimi Festival 2004

Posted by Ilaria Mazzarotta under Affaccendata per altri

Ke spettacolo a Enzimi, sale in cattedra Mozart

Nascere geni non è da tutti, ma il più delle volte è tutto merito dei propri geni. Senza entrare nei meriti della scienza è certo che Wolfgang Amadeus Mozart, nato a Salisburgo nel 1756 sia stato un genio. Unico sopravvissuto, insieme alla sorella Maria Anna, di sette fratelli, Mozart è figlio del violinista Leopold e di Anna Maria Pertl.
Sono tanti i genitori, in tutti i tempi, che hanno creduto o credono nella genialità dei propri figli: futuri musicisti, attori, calciatori. Il padre di Rossini, per esempio, era intenzionato a farlo castrare così che potesse assicurarsi un futuro nel coro delle voci bianche. Buon per lui che la madre si oppose.
A proposito di geni, Enzimi ha ospitato “Ke Mozartâ€, ideato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, debutto di uno spettacolo che, a prima vista, sembrerebbe avere poco a che fare con un festival tutto teso a valorizzare i fermenti della scena pop. Invece sia il pubblico sia gli artisti sono sembrati perfettamente a loro agio nel trascinare il fantasma del genio austriaco su un palcoscenico più aduso al rock e alla house. Sull’attualità, o meglio sull’eternità della musica di Mozart, del resto, nessuno discute, ma anche la sua vicenda umana nasconde insospettabili legami con il nostro tempo. Anche oggi i genitori di potenziali geni trascinano la prole in cerca di gloria imperitura, magari da una trasmissione televisiva all’altra, nella speranza che qualcuno li noti e li renda famosi. Nessuno, però, è stato così costante e insistente come Leopold Mozart. E’ pur vero che un bambino come Wolfang Amadeus è quantomeno raro. Il suo talento per la musica si manifestò sin dai primi anni di vita. A tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro suonava brevi pezzi e a cinque componeva. Fu proprio il padre a definirlo “il miracolo che Dio ha fatto nascere a Salisburgoâ€. All’età di soli sette anni Mozart cominciò a viaggiare con il padre, toccando i principali centri musicali d’Europa. Il talento del piccolo Mozart era così speciale che il padre fece di tutto per mostrarlo in giro. I viaggi che intrapresero furono per Wolfang una vera e propria scuola di vita. Leopold, oltre a fare le veci di quello che oggi si potrebbe definire un “managerâ€, si occupava totalmente dell’insegnamento del figlio, impartendogli lezioni di violino e composizione. Allo studio non si doveva trasgredire, ma quello che potrebbe sembrare uno sfruttamento, una sorta di compiacimento personale di Leopold, non suonava come un’imposizione per l’enfant prodige di Salisburgo. Per lui la musica era tutto. Cosciente del suo talento, sembra che Wolfang si rendesse conto se chi lo stava ascoltando fosse esperto o inesperto, adeguandosi di volta in volta, suonando brani più o meno semplici. Le cronache raccontano di un omino magro, pallido, tanto espressivo nel comporre quanto poco lo era nel volto. Sembrava non mostrare alcuna emozione. Sembrava, perché invece, da quanto emerge dal carteggio con la cugina Maria Anna Thekla, Mozart aveva un carattere ironico, allegro e con punte che la morale dell’epoca considerava “osceneâ€, senza parlare delle “scappatelle†dalla moglie Costanze Weber. Spirito giocoso, allusioni e non.
Le lettere di Mozart scritte in anni di viaggi, divertimenti, conoscenze ma anche in periodi di difficoltà sono state recitate accompagnate dalle note dei brani dello stesso Mozart, nello spettacolo “Ke Mozart”. Roberto Braida (voce recitante), Giovanni Bietti (pianoforte) e Luca Caponi (percussioni) hanno dato vita ai pensieri più intimi del genio di Salisburgo, legando sapientemente produzione artistica e retroscena biografico. Dalle impressioni dell’Italia di un Mozart bambino alla lettera filastrocca scritta alla madre; dagli scherzi che si divertiva a fare in scena durante la rappresentazione de “Il Flauto Magico” alla “innocente” lettera sulla cacca scritta alla cugina; per finire con la tragica richiesta d’aiuto al suo benefattore di un Mozart ormai in fin di vita. Seguendo il ritmo di parole, piano e percussioni, Braida Bietti e Caponi, hanno dato vita a una intensa performance, insolita ma riuscitissima incursione nei terreni del pop che Enzimi è solito esplorare. Sono loro, del resto, che già da più di anno mettono in scena un lavoro simile su Beethoven. Altro genio, altri geni.
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

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Dj Non DJ

Roma non è solo bella, ricca di storia e di miti ma, quando il sole tramonta sui suoi famosi monumenti, la capitale appare sempre pronta a mostrare al mondo la sua anima POP(olare). Artifice di questa trasformazione, più dei noti quartieri di Trastevere, Garbatella o San Lorenzo, è la città nella città costruita all’Esquilino dal Festival di Enzimi. Una città che apre le sue porte al pubblico attraverso otto giorni consecutivi di musica, arte e spettacoli pop. Un’occasione imperdibile per tutti coloro che vogliono conoscere, scoprire o riscoprire artisti che, nel corso della manifestazione, offriranno performance inedite ed esibizioni coinvolgenti. Tra le novità di quest’anno, uno degli eventi più interessanti è rappresentato senza dubbio dalla rassegna DJ-non-DJ. Frutto di un’idea di Manfredi Romano, questa rassegna rappresenterà un momento in cui gli artisti, musicisti e non, faranno ascoltare e ballare in esclusiva i loro pezzi preferiti. Enzimi, da nove anni a questa parte, sostiene e fomenta tra gli spettatori un’attenta cultura della curiosità e chi ama un DJ o un musicista non può non essere curioso di conoscere quello che il personaggio in questione ascolta nel privato, magari a casa sua, con gli amici più intimi e davanti a un buon bicchiere di vino. Questa è la caratteristica principale di questo DJ set: la programmazione non prevede i classici brani messi sul piatto dai DJ-cantanti ma, piuttosto, una selezione più intima, una serie di ascolti con i quali gli artisti riveleranno al pubblico la parte più interessante dei loro gusti musicali. Tutti gli spettatori, quindi, sono invitati a curiosare tra i cd e i vinili con cui, ospiti d’eccezione, animeranno le serate targate DJ-non-DJ. Con le cuffie sulle orecchie e le mani in mezzo ai dischi, a Piazza Vittorio, cuore di Enzimi 2004, sono attesi, nell’ordine: il rocker Tom Barman (5 settembre); il leader dei Subsonica Max Casacci (7 settembre); il trombettista Roy Paci (8 settembre) e, dulcis in fundo, Enrico Ghezzi, l’asincrono uomo-cinema di rai 3 (12 settembre). Sul palco di Piazza dei Cinquecento, invece, a vestire i panni del dj ci sarà Morgan, l’autore de Le canzoni dell’appartamento (10 settembre). A ben vedere si tratta di cinque artisti pronti ad abbandonare le loro occupazioni abituali per mettersi in gioco, scombinando il modo con cui sono soliti vivere la musica che, naturalmente, è il filo rosso che li unisce tutti nel nome di un’irresistibile attitudine alla sperimentazione.
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004

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Set-1-2004

Biografia

Posted by Ilaria Mazzarotta under Ozio personale

A Ilaria piace: Scrivere in treno, cantare a squarciagola in macchina da sola, respirare l’odore della campagna dopo che ha piovuto, guardare Sex and the City, andare al Lago di Garda, bere lo Spritz in compagnia, tifare la Roma, lavorare in radio, fare canestro con qualsiasi cosa, in qualsiasi cestino. Essere molto impulsiva, preparare il sufflè al cioccolato, stare in silenzio e osservare, ascoltare le storie, andare in bicicletta quando è freddo.
A Ilaria non piace: chi dice “Te l’avevo detto”, dover ridere per forza, le bugie, chi non dice le cose come stanno, l’aspirina, la trippa, il Capodanno, le sorprese (cioè mi piacciono, ma se mi avvertono che sta per arrivare una sorpresa è meglio!), le persone false, scendere le scale di corsa, sparecchiare.

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